Yemen: il dramma delle spose-bambine e dei bambini-soldato, ecco le loro incredibili storie

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Nulla è cambiato. Mentre i Paesi industrializzati continuano ad arricchirsi e lo sviluppo progredisce in uno schiocco di dita, un’altra parte di mondo resta ferma sui propri passi, ancorata ad una realtà medievale che non conosce civiltà e progresso.

Dimenticata da tutti, abbandonata al proprio prevedibile destino- cui violenza, guerra e povertà ne fanno da padrone- le bambine stringono ancora oggi tra le loro piccole mani bouquet da sposa, mentre i bambini continuano ad imbracciare armi e fucili , pronti a dare battaglia al primo grido di guerra.

Lo Yemen da ben due anni non conosce pace. L’Arabia Saudita insieme ai suoi alleati, dissemina violenza e morte sullo Stato, nel tentativo, mai raggiunto, di scalzare dal potere i ribelli sciiti Houthi.

A pagarne le spese sono ovviamente i civili e più precisamente i bambini.

Le famiglie patiscono fame e povertà tanto da decidere di dare le proprie figlie in sposa al migliore offerente: “E’ impossibile sapere quanti bambini siano stati costretti ad abbandonare la scuola finora , per sposarsi o per andare a combattere, ma sappiamo che un numero crescente di famiglie è costretta a scegliere questa strada per via della mancanza di lavoro e di mezzi di sostentamento”, spiega Meritxell Relanp, rappresentante Onu in Yemen.

La storia di Mohsina ben si intreccia in questa macabra matassa.

14 anni, Mohsina riesce a fuggire dalla stanza in cui era segregata, per aver rifiutato di avere rapporti con quello che fattivamente era suo marito, Fawzi Mohammed, 35 anni.

Nel momento in cui mi sono ritrovata in strada ho iniziato a correre” ricorda la ragazza. “Tutte le mie amiche in questo momento sono state costrette a sposarsi , oppure stanno già cercando di ottenere il divorzio”. Tra le lacrime Mohsina racconta il suo primo incontro con il marito: “Quando sono arrivata , Fawzi mi ha chiesto subito di spogliarmi. Io non volevo così lui ha iniziato a picchiarmi”. Per un mese la sua vita è stata contrassegnata da violenze sessuali quotidiane così forti da non permetterle di reggersi in piedi.

Dopo la fuga , la 14enne ha trovato rifugio a Sana’a, più precisamente a casa di Maged al Ajmal, un capo facoltoso tribale che ha deciso di trasformare una stanza della sua casa in un riparo per ragazze vittime di abusi.

Ogni sei mesi arrivano al rifugio almeno una decina di ragazze , accomunate dalla stessa sorte di Mohsina, abbandonata anche dalla stessa famiglia che avrebbe altrimenti dovuto restituire la dote, se l’avesse riaccolta in casa dopo la fuga. E’ il signor Al Ajmal che si sta adoperando adesso per cercare il denaro necessario che convinca il marito di Mohsina ad accettare il divorzio.

A rimanere intrappolati nella rete di abusi sono anche i bambini. Le Nazioni Unite hanno stimato che in Yemen si contano 1800 bambini soldato, costretti dalle famiglie a guerreggiare in cambio di 55 dollari ogni tre mesi, cifra capace di sostentare  una famiglia di 5 persone per circa due settimane.

Nonostante gli alti comandi degli Houthi neghino con forza la presenza di bambini soldato tra le loro fila, attivisti per i diritti dell’infanzia sostengono che l’utilizzo di bambini in guerra sia piu’ diffuso nel movimento sciita che negli altri gruppi armati.

La tensione resta alta e a complicare ulteriormente la situazione sono le malattie che si credevano sconfitte, tornate alla ribalta con l’avvento della guerra.

Sempre secondo le Nazioni Unite un bambino yemenita su due è malnutrito e soffre di problemi legati alla crescita a causa della mancanza di viveri. Più di 700000 yemeniti, di cui la metà sono bambini, hanno registrato casi di colera. Sprangate poi le porte di più di 12000 scuole sulle 14400 totali presenti sul territorio.

Se le maggiori potenze mondiali non interverranno subito, dello Yemen non rimarrà più nulla.