Allarme a Bali, erutta il vulcano Agung: “L’eruzione potrebbe durare mesi” [FOTO]

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Agung bali indonesia vulcano

L’attività eruttiva del vulcano indinesiano Agung potrebbe durare molti mesi con intensità variabili. Ne è convinto il geofisico Edouard Kaminski, docente di vulcanologia all’Istituto di Fisica del Globo di Parigi (Ipgp), che spiega quali sono le caratteristiche del vulcano, situato nell’isola di Bali, dove in queste ore c’è massima allerta per il rischio di una grande eruzione.

Sul piano geologico – spiega l’esperto a Le Figaro – questo vulcano è molto ‘classico’ con un’attività che può alternare colate laviche di tipo basaltico a bassa viscosità a esplosioni legate a magma andesitico che è rimasto più a lungo nella camera magmatica situata in profondità, probabilmente tra i 6 e i 10 km sotto la superficie. Sul piano storico, non ricordiamo molte eruzioni.

L’ultima – riferisce Kaminski – risale al 1963-1964 e, con un indice di esplosività pari a 5 su una scala compresa tra 0 e 8, fece oltre 110 morti. Un’eruzione d’intensità simile si verificò nel 1843, e ci sono tracce di altre eruzioni meno intense, di indice 2, nel 1808, ma è possibile che ci siano stati altri quattro episodi nel 1821, sui che restano ancora discussi”. M

a come può evolvere l’eruzione in corso? “C’è stato un inizio di eruzione freatica, con l’incontro di acqua sotterranea e magma, a metà ottobre. L’acqua si è trasformata in vapore, che ha dato vita a pennacchi di vapore acqueo. Il vulcano – spiega ancora l’esperto – è poi entrato in una fase di eruzione magmatica con delle colate laviche, e c’è stato negli ultimi giorni un piccolo pennacchio esplosivo ricco di cenere e zolfo: niente di troppo pericoloso, se si esclude i problemi al traffico aereo”.

“Il vero rischio – spiega ancora il vulcanologo – è quello della formazione di una colata piroclastica, ovvero di una espulsione importante di un mix di gas e cenere che può raggiungere diverse centinaia di metri di altezza prima di ridiscendere sulle pareti del vulcano con una velocità di diversi metri al secondo. Un mix del genere può raggiungere centinaia di gradi centigradi e distruggere tutto al suo passaggio. È questo rischio, combinato alle colate di fango formati da cenere e acqua piovana (denominati Lahar) che può verificarsi con parecchi giorni di ritardo, che giustifica l’evacuazione delle popolazioni della valle intorno al vulcano”.

Ma si può prevedere tutto ciò? “È molto difficile – replica l’esperto – i geofisici monitorano il ‘ronzio’ prodotto dalle ‘tubature’ sotterranee del vulcano durante l’eruzione per cercare di predirne l’evoluzione. Questo ‘tremore’ è un po’ più debole da questa mattina, ma ciò non significa che l’eruzione è finita. È sempre difficile sapere se siamo in fase di ascesa, discesa o in fase stazionaria. Ci si attende un’alternarsi di epidosi più o meno intensi e l’eruzione potrebbe durare diversi mesi o anche un anno”, conclude.