L’Antartide si comporta in modo strano: anche il continente polare è colpito dai cambiamenti climatici, ma in modo differente rispetto a quello che si aspetta la scienza. In Antartide sono presenti laghi, fiumi, acque liquide e fluide: tutte sotto il livello del ghiaccio, non in cima. Come ci sono arrivati? Se lo è chiesto la NASA, che in un nuovo studio sta cercando di dimostrare una teoria secondo cui esiste un’enorme fonte di calore geotermica che risiede sotto il ghiaccio.
La quantità di acqua liquida sotto un livello di ghiaccio ha implicazioni significative sulla sua stabilità: l’acqua agisce come un lubrificante, che consente ai ghiacciai di scivolare più facilmente verso il basamento. E la presenza di questa fonte di calore geotermica potrebbe spiegare perché lo spesso ghiacciaio Antartico Occidentale abbia avuto una storia così volatile.

È per questo che i fiumi e i laghi nel basamento sottostante si riempiono periodicamente e poi si scaricano. E anche se il ghiaccio sopra ha uno spessore di migliaia di metri, ugualmente sale e scende di conseguenza.
L’idea che ci potrebbe essere un punto sottile nella crosta terrestre – un panno di mantello – sotto l’Antartide, è stata suggerita per la prima volta circa 30 anni fa. Si pensa che essi provengano da flussi di roccia calda che si innalzano attraverso il mantello della Terra, diffondendosi come laghi non molto sotto la crosta.
Non è facile comprendere cosa succede sotto lo strato di ghiaccio dell’Antartide. In media il ghiaccio ha uno spessore di 2,6 km, nella sua parte più profonda 4,7 km in discesa.
Così la NASA ha analizzato tutte le informazioni in suo possesso e li ha messi insieme in una nuova simulazione. Il prodotto finale dei calcoli, che riproducevano i processi di attrito, trasporto di calore e comportamento dell’acqua liquida, ha rivelato che ci deve essere un’altra fonte di energia.
Alla fine dell’ultima era glaciale, circa 11.000 anni fa, lo strato di ghiaccio dell’Antartide subì un periodo inspiegabile di perdita rapida ma sostenuta. Tale fenomeno si è manifestato quando gli spostamenti nei modelli meteorologici globali e nei livelli del mare aumentavano l’acqua calda a contatto con lo strato di ghiaccio.
Tali condizioni vengono osservate di nuovo. Lo studio della NASA suggerisce che i flussi e laghi sotto il ghiaccio facilitano il movimento di questa acqua più calda profonda, provocando la rapida rottura dei flussi di ghiaccio.