6.333 pezzi di plastica per chilometro quadrato: i dati allarmanti sulla concentrazione di rifiuti plastici nelle acque dell’Artico

MeteoWeb

Le acque incontaminate dell’Artico si stanno trasformando in una discarica galleggiante, creando una seria minaccia per la vita marina, avvertono gli scienziati. Una delle aree più dense di rifiuti plastici nei mari di tutto il mondo è stata scoperta a nord della Norvegia e della Russia.

A miglia di distanza dalla civiltà, l’ammasso di rifiuti plastici nel mare di Barents, ai margini dell’Oceano Artico, è cresciuto di quasi 20 volte in appena dieci anni. I detriti, che includono buste di plastica e reti da pesca, sono stati scoperti a più di 8.000 piedi sotto la superficie dell’acqua.

Il Daily Mail sta conducendo richieste per il Governo per fermare la marea di rifiuti di plastica che stanno inghiottendo i mari.  I rifiuti sono stati registrati in due stazioni di ricerca polari tra la Groenlandia e l’arcipelago delle Svalbard, trovato a metà strada tra la Norvegia e il Polo Nord. I dati sono stati registrati dai ricercatori dell’Alfred Wegener Research Institute della Germania e pubblicati nella rivista Deep-Sea Research I.

In una zona, l’ammasso di rifiuti è cresciuto dai 346 pezzi per chilometro quadrato nel 2004 ai 6.333 pezzi nel 2014. Gli scienziati ora temono che la regione sia diventata una delle discariche galleggianti più grandi del mondo, insieme ad altre zone negli oceani Atlantico, Pacifico e Indiano.

ammassi plastica oceanoIl team ha riferito che le cifre erano paragonabili ad una delle “più alte densità di rifiuti mai riportate” al Cap de Creus Canyon, a largo della costa orientale spagnola. Il tutto è emerso dopo che il Blue Planet II di David Attenborough questa settimana ha scioccato i telespettatori con segnalazioni sull’inquinamento provocato dalla plastica, incluso un ammasso di 7.000 anatre di gomma che erano state accidentalmente scaricate nell’Oceano Artico negli anni 90.

Il biologo Mine Tekman ha dichiarato sui risultati: ”I livelli di rifiuti nel profondo Artico sono cresciuti rapidamente negli ultimi anni”. Gli scienziati hanno effettuato osservazioni ad una profondità di oltre 8.000 piedi grazie ad un Sistema di Osservazione del Fondale Oceanico (OFOS). L’OFOS utilizza telecamere sospese a circa 5 piedi sopra il fondale marino ad una profondità di 8.200 piedi. In questo punto viene scattata una fotografia ogni 30 secondi. La plastica del fondale marino è stata campionata in 21 stazioni di ricerca nel Fram Strait, tra Groenlandia e Svalbard. Le fotografie di solito documentano i biologi marini con foto di creature marine, come cetrioli marini, gigli di mare, pesci e gamberetti.

Alla stazione di ricerca settentrionale dell’istituto nel Farm Strait, il team ha scoperto l’aumento più alto nel livello di inquinamento della plastica. Gli scienziati in precedenza pensavano che il ghiaccio agisse come una barriera al movimento dei rifiuti di plastica nell’Artico. Tuttavia, ora credono che i rifiuti potrebbero essere congelati nel ghiaccio, che poi si muoverà a causa della ‘deriva transpolare’, prima di sciogliersi altrove, depositando i detriti nelle loro aree di rilevamento.

La Dott.ssa Melanie Bergmann, coautrice dello studio, ha dichiarato: “Dovremmo essere molto preoccupati. Quello che sta succedendo nell’Artico, i rifiuti di plastica lì, sono stati prodotti da noi”. Ha detto di aver visto pezzi di plastica identificabili da paesi come Regno Unito, Germania, Norvegia e Russia naufragati nelle coste del circolo Artico.