Dobbiamo ridurre drasticamente i gas a effetto serra ed eliminare miliardi di tonnellate di anidride carbonica dall’atmosfera se vogliamo evitare ai nostri figli una catastrofe climatica. E’ questo l’ennesima invocazione lanciata dello scienziato James Hansen, uno dei primi a suonare il campanello d’allarme sui rischi del riscaldamento climatico ormai trent’anni fa davanti al Congresso Usa.
“Questa realtà è ignorata dai governi di tutto il mondo”, ha deplorato lo scienziato, 76 anni, che ha diretto fino al 2013 l’Istituto Goddard degli studi spaziali della Nasa e la cui nipotina, Sophie Kivlehan, ha citato in giudizio il governo americano, accusandolo di peggiorare il problema.
Entrambi sono a Bonn per la Cop23 sul clima, dove sono riuniti fino al 17 novembre migliaia di diplomatici e scienziati di 196 paesi, impegnati a negoziare i dettagli e le regole dell’applicazione dell’accordo raggiunto a Parigi due anni prima e che dovrà entrare in vigore nel 2010. Secondo Hansen, anche se l’umanità dovesse riuscire ad invertire la curva delle emissioni molto prima di quanto non si sia già proposta, questo non sarebbe sufficiente a riportare il livello di concentrazione di CO2 nell’atmosfera a 350 ppm entro la fine del secolo, la soglia oltre la quale, secondo Hansen, il mondo corre verso il disastro planetario.
