Storia, Pisa Book Festival: Lenin è innocente, una giuria popolare ha emesso la sentenza

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Lenin è innocente: lo ha deciso una giuria popolare che ha assolto il dittatore comunista durante il ‘processo’ celebrato al Pisa Book Festival. A cento anni dalla Rivoluzione russa in cui ebbe un ruolo da protagonista, Vladimir Ilic Uljanov è stato “giudicato” da uno speciale tribunale alla fiera nazionale. All’appello per comporre la giuria popolare hanno risposto centinaia di persone: 30 sono stati selezionati e l’udienza è iniziata come da programma alle ore 17. Il ‘giudice’ Franco Andreucci, che ha insegnato storia contemporanea all’Università di Pisa ed è fra i massimi esperti italiani di storia del socialismo, del marxismo, della socialdemocrazia tedesca e del Partito comunista italiano: “Questa non è una commedia. Stiamo parlando di un passato fatto di tragedie. Il popolo russo non ha nulla di divertente da raccontare degli ultimi suoi tre secoli fatti di dittature ed atroci tragedie“, ed ha invitato i due ‘avvocati’ a “mettere al bando le ideologie e a portare prove documentali“.

Ettore Cinnella, già professore di storia contemporanea e di storia dell’Europa orientale all’Università di Pisa, ha dichiarato: “L’opera politica di Lenin fu una atroce catastrofe, un fallimento colossale. Questo giudizio si acquisisce dalla storia della Russia dal 1918 fino al crollo dell’Urss“. “Lenin ha calpestato e tradito gli ideali socialisti e si è macchiato di crimini contro quegli stessi contadini che diceva di difendere. Usò massicciamente gas tossici per stanare i contadini ribelli e fece rastrellare i villaggi. La sua ossessione erano proprio loro, i kulaki, cioè i contadini. Ne ha fatti ammazzare a milioni. Voglio demolire la teoria per cui Lenin diede riscatto alla classe operaia“, ha aggiunto lo storico. “Nei diari della polizia comunista vengono descritti i metodi repressivi che, si può dire, sono peggio di quelli usati dai nazisti. Nel 1920, Lenin ordinò di fucilare operai solo perché sospettati di sabotaggio e di non lavorare per il regime. Nella primavera-estate del 1918 un verbale della sua polizia sanguinaria spiega le regole per ‘educare’ i contadini: impiccare i kulaki all’aperto, in modo che la gente veda; prendergli il grano, fucilare gli ostaggi come indicato nel telegramma di ieri“.

Guido Carpi, professore di letteratura russa all’Università Orientale di Napoli, in difesa di Lenin, ha dichiarato: ”Bisogna conoscere il contesto in cui matura la Rivoluzione. Quella avvenuta in Russia è frutto di profonde contraddizioni di lungo periodo. Negli anni degli zar c’era stato un ipersfruttamento del ceto contadino annientato da una cronica fame di terra. Dopo la Prima Guerra Mondiale, le élites europee avevano creato un apparato di coercizione e violenza di massa. Per un autentico giudizio su Lenin, ci si deve chiedere se ci fossero altre strade da percorrere. E la risposta è no”. Le requisizioni forzate di alimenti e grano, “erano già iniziate nel 1916 dagli zar perché i rapporti città-campagna si erano spezzati. I contadini, afflitti da cronica fame di terre, volevano rinchiudersi nel loro ristretto autoconsumo. Le cose descritte da Cinnella sono tremende, è vero, ma i problemi andavano risolti in qualche modo, e il comitato riunito dopo la Rivoluzione servì a poco. Lenin ebbe nove dita di pelo sullo stomaco a fare la Rivoluzione ed ebbe una visione lunga e universale della storia del suo popolo”.

Andreucci ha quindi interrogato la giuria popolare per alzata di mano: con una maggioranza di soli 3 voti, Lenin è stato assolto.