L’agenzia semi-ufficiale iraniana Tasnim ha reso noto che il bilancio dei morti del sisma di magnitudo 7.3 che ha colpito l’Iran e l’Iraq e’ di 445, mentre i feriti sono 7.370. Gli ultimi bilanci ufficiali parlano invece di 407 morti, per la maggior parte in Iran. Oltre la meta’ delle vittime si registrano nella citta’ di Sarpol-e Zahab, a maggioranza curda, nella provincia di Kermanshah. L’unico ospedale presente in citta’ e’ stato danneggiato dal terremoto.
Le autorita’ iraniane non hanno registrato finora alcun danno rilevante alle 21 dighe situate entro 125 chilometri dall’epicentro del sisma che ha colpito oggi la provincia occidentale iraniana di Kermanshah e la regione autonoma del Kurdistan iracheno con un bilancio parziale di 407 morti e 6700 feriti. Parlando all’agenzia di stampa “Irna”, l’amministratore delegato della societa’ per le risorse idriche iraniana, Mohammad Hajj Rasouliha, ha dichiarato che durante le prime ispezioni non e’ stato riscontrato “alcun problema” agli impianti. Nell’area del sisma, secondo quanto riferito dal funzionario, vi sono 21 dighe. La diga piu’ vicina all’epicentro del sisma, individuato a Ezgeleh (vicino al confine con l’Iraq), e’ quella di Azgoleh che si trova a circa 8 chilometri da luogo in cui e’ scaturito il terremoto, mentre la piu’ lontana e’ quella di Changiz nella provincia di Ilam a 125 chilometri di distanza.
La collisione tra la placca araba e quella asiatica: e’ stato questo il meccanismo all’origine del terremoto di magnitudo 7.3 avvenuto alla profondita’ di 25 chilometri nella zona nord-occidentale dell’Iran, al confine con l’Iraq e a 220 chilometri da Baghdad. “Le due placche continentali si avvicinano alla velocita’ compresa fra 1,5 e 2 centimetri l’anno, pari a 1,5 e 2 metri al secolo”, ha detto il presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Carlo Doglioni. Per avere un’idea delle velocita’ delle placche, basti pensare che in Italia e’ compreso fra 2 e 5 o 6 millimetri l’anno e che in Giappone e’ decisamente piu’ elevata, compresa fra 8 e 9 centimetri l’anno, ossia fra 8 e 9 metri al secolo. “Questa velocita’ – ha osservato il presidente dell’Ingv – comporta un progressivo accumulo di energia, che viene poi rilasciata nella parte superiore della crosta terrestre”. La placca continentale araba si sta gradualmente spostando verso Nord, rileva sul suo sito il Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs), e l’epicentro del terremoto e’ vicino al confine nord-orientale tra le placche. Molto probabilmente il meccanismo e’ analogo a quello che ha dato origine ai monti Zagros, che si estendono per 1.500 chilometri dall’Iran occidentale allo Stretto di Hormuz. Per questo motivo l’rea colpita oggi non e’ nuova a forti terremoti, le cui conseguenze possono essere disastrose considerando che le citta’ non sono costruite secondo criteri antisismici e che molti centri abitati sono edificati con materiali precari. Fra i terremoti piu’ recenti, ci sono quelli di magnitudo compresa fra 5,6 e 5,8 del novembre 2013, avvenuti a circa 60 chilometri a Sud della zona colpita oggi. Circa 400 chilometri a Nord-Est e’ invece avvenuto il sisma di magnitudo 7,4 del giugno 1990, mentre risalgono al periodo compreso tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 i terremoti di magnitudo compresa fra 6,0 e 6,7 avvenuti nella zona a Sud-Est di quella colpita oggi.














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