Il 23 novembre 1980, 37 anni fa, una scossa violentissima, magnitudo 6.8 (X grado della scala Mercalli) cambia per sempre il volto del Sud Italia: colpite oltre 6 milioni di persone in oltre 680 Comuni, 70 dei quali letteralmente rasi al suolo. Si contano quasi 3mila vittime, 280mila gli sfollati, oltre 360mila le abitazioni distrutte. Il sisma è stato rilevato in Irpinia a 30 km di profondità, tra le province di Avellino e Salerno.
Il terremoto dell’Irpinia del 1980 è stato uno dei più forti del Novecento in Italia: mise a nudo un enorme ritardo da parte dell’Italia in tema di protezione civile e prevenzione sismica.
Oggi sono in programma riflessioni: ad Avellino, dove centinaia di persone persero la vita nel centro storico, il sindaco Paolo Foti ha deposto una corona in Piazza XXIII Novembre. Numerosi gli incontri in Alta Irpinia, il territorio maggiormente colpito dal sisma. A Teora, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi, parlamentari, docenti universitari, giornalisti, hanno fatto il punto sui temi dello sviluppo delle aree industriali insediate nel post terremoto e dell’adeguamento antisismico degli edifici cosiddetti strategici, a partire da scuole ed ospedali


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