Hotel Rigopiano, nuovi indagati: la struttura “esposta a pericolo di valanghe”

Nuovi indagati in riferimento alla tragedia dell’Hotel Rigopiano: la procura di Pescara ha fatto partire 23 nuovi avvisi di garanzia a carico di altrettante persone ritenute coinvolte nella vicenda.

Le accuse a carico degli indagati sono abuso d’ufficio, falso, e abusi edilizi, fino al disastro e omicidio colposi. Tra gli iscritti nel fascicolo figura anche l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo.

Nell’elenco dei 23 indagati per la tragedia nella quale morirono 29 persone, figurano le sei persone già precedentemente iscritte, tra le quali il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il presidente della Provincia, Antonio di Marco, e il direttore del resort Bruno Di Tommaso. Tra i nuovi indagati ci sono due ex sindaci di Farindola, Antonio De Vico e Massimiliano Giancaterino.

I funzionari della Regione Abruzzo sarebbero indagati perche’ ”sebbene incombesse su di loro” la responsabilita’ di realizzare la Carta delle valanghe per Abruzzo ”non si attivavano in alcun modo nemmeno predisponendo apposite, doverose, richieste di necessari fondi da stanziare nel bilancio regionale”. Se presente, la localita’ di Rigopiano sarebbe stata riconosciuta come ”esposta a tale pericolo di valanghe”: lo si legge nell’ordinanza della Procura di iscrizione sul registro degli indagati di 23 persone.

Gli esponenti del comune di Farindola sono indagati, nonostante le molte relazioni storiche su valanghe, per non aver mai preso in esame di ”adottare un nuovo Piano Regolatore Generale, che laddove emanato avrebbe di necessita’ individuato a Rigopiano un sito esposto a forte pericolo di valanghe sia per ragioni morfologiche che storiche’‘. Se cosi’ fosse stato il comune non avrebbe potuto rilasciare i permessi per la ristrutturazione dell’hotel ”permessi che in presenza di un corretto Prg e di parimenti corretto Piano Emergenza comunale non sarebbe stato possibile rilasciare con conseguente impossibilita’ edificatoria”.