Cioccolato: ecco come riconoscere se è di buona qualità

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Secondo Clara e Gigi Padovani, autori di “L’ingrediente della felicità – Come e perché il cioccolato può cambiarci la vita“, “oggi non si mangia il cioccolato, lo si degusta, come si fa con un buon vino. Si vanno a ricercare i monorigine di un certo Paese, Perù, Ecuador, Venezuela, ma persino Madagascar o Vietnam, e si provano gli abbinamenti, dal rhum al Barolo Chinato al tè. E’ usato in cucina, anche in ricette salate, e addirittura si sniffa, come dimostra il successo in ambienti hipster di mezzo mondo di una produzione americana“.

Agli appassionati i due esperti raccomandano di usare tutti i cinque sensi per riconoscere il cioccolato di qualità: “Alla prova della vista la tavoletta deve essere lucida, a riprova di una buona tecnica di temperaggio, e senza affioramenti bianchi o grigi di burro di cacao, indice di una errata conservazione. Spezzando il cioccolatino deve rompersi senza fare briciole e senza presentare bolle, indice di una cristallizzazione non perfetta. Anche le orecchie servono per riconoscere un buon cioccolato: bene il suono netto, quello morbido non sarebbe indice di qualità“.