Discriminazione: ecco come il rapporto tra nonni e nipoti influenza le opinioni dei più giovani sugli anziani

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La discriminazione nei confronti degli anziani si verifica frequentemente nei giovani adulti e può essere osservata nei bambini fino a 3 anni. Un nuovo studio dei ricercatori dell’University of Liege, in Belgio, cerca di identificare i fattori che sono alla base di questa forma di discriminazione.

Per determinare gli aspetti di questa discriminazione, i ricercatori hanno studiato 1.151 bambini e adolescenti tra i 7 e i 16 anni. I giovani erano principalmente bianchi, provenienti da aree urbane e rurali e da una serie di status socioeconomici. Nei questionari, veniva chiesto ai giovani il loro pensiero sull’invecchiamento e sulle persone più anziane. I ricercatori hanno anche raccolto dati sulla salute dei nonni, sulla frequenza dei loro incontri e sulle sensazioni dei giovani riguardo la relazione con i loro nonni.

In generale, le opinioni sugli anziani erano neutrali o positive. Le ragazze avevano un’opinione leggermente più positiva dei ragazzi e tendevano anche vedere i nonni in maniera più favorevole. Gli stereotipi discriminatori fluttuavano tra le età, con i bambini tra i 7 e i 9 anni che esprimevano più pregiudizi e quelli tra 10 e 12 anni che ne esprimevano meno. Questi risultati rispecchiano altre forme di discriminazione (per esempio, quelle legate all’etnia o al genere) e sono in linea con le teorie sullo sviluppo cognitivo. Per esempio, l’acquisizione di capacità di prospettiva intorno ai 10 anni riduce gli stereotipi preesistenti. Ma in questo tipo di discriminazione, i pregiudizi sembravano riapparire quando i partecipanti dello studio raggiungevano l’adolescenza: tra i 13 e i 16 anni i ragazzi mostravano alti livelli di pregiudizi.

Anche la salute dei nonni era un fattore importante: i giovani con nonni in condizioni di salute non buone avevano più pregiudizi rispetto a quelli con nonni in salute. Ma il fattore più importante in assoluto era la qualità del contatto con i nonni. Il contatto era buono o molto buono quando i partecipanti si dichiaravano rispettivamente felici o molto felici di vedere i loro nonni e trascorrere del tempo con loro. Questi giovani avevano sensazioni più favorevoli verso gli anziani rispetto agli altri. Inoltre, i ragazzi sembravano beneficiare più delle ragazze di un contatto migliore.

Anche la frequenza del contatto, sebbene contasse considerevolmente meno, giocava un ruolo: i giovani dai 10 ai 12 anni che vedevano i nonni almeno una volta a settimana avevano opinioni più favorevoli sugli anziani, probabilmente grazie all’effetto moltiplicato della frequenza e della qualità del contatto.

Stephane Adam, professore di psicologia dell’University of Liege e co-autore dello studio, ha dichiarato: “I nostri risultati indicano il potenziale dei nonni come parte dei programmi intergenerazionali creati per prevenire questo tipo di discriminazione. In futuro, cercheremo di capire cosa rende i contatti con i nonni più appaganti per i loro nipoti e gli effetti sui bambini del convivere o del prendersi cura dei nonni”.