Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’University of Copenaghen e della Philips Universität Marburg in Germania ha rivelato che per prevenire la diffusione del virus dell’ebola basta manipolare un singolo enzima. Il Professor Jacob Nilsson del Novo Nordisk Foundation Center for Protein Research ha dichiarato: “Quando il virus dell’ebola entra nelle cellule umane, il suo unico obiettivo è riprodursi in maniera rapida. Prima copia tutte le sue proteine, poi il suo materiale genetico. Ma bloccando un enzima specifico, sottraiamo all’ebola la sua abilità di riprodursi, prevenendone la diffusione”.
Pochi anni fa il virus ha devastato l’Africa occidentale, dove migliaia di persone sono morte a causa dell’infezione estremamente contagiosa. Una volta che si viene infettati, si può solo sperare che il proprio sistema immunitario sia in grado di uccidere l’infezione, perché al momento non è disponibile nessun trattamento.
Ora i ricercatori hanno scoperto una piccola parte delle cellule del corpo umano, che il virus utilizza per cominciare a riprodurre le sue proteine e, quindi, per estendere l’infezione: si tratta dell’enzima PP2A-B56. Se i ricercatori disattivano questo enzima, la capacità del virus di riprodursi non si attiverà mai. Il Professor Nilsson ha aggiunto: “Bloccando l’enzima PP2A-B56, togliamo un primo collegamento di un lungo processo che porta alla diffusione dell’ebola. E possiamo dire che funziona. L’infezione nelle colture cellulari dove abbiamo bloccato l’enzima è 10 volte inferiore dopo 24 ore, rispetto alle infezioni dove l’enzima non è stato bloccato”.
Ma dal momento che i ricercatori finora si sono concentrati sulle colture cellulari, sono necessari altri studi prima che questi risultati possano essere applicati per curare le persone affette dall’ebola. Inizialmente i ricercatori sperano di poter testare questa scoperta sugli animali, per poi sviluppare un farmaco che blocchi l’enzima in questione. Il potenziale della nuova scoperta può rivelarsi utile anche per altri virus, poiché la struttura dell’ebola è molto simile ad altri filovirus, come il Lloviu e il Marburg. Ma è ancora da scoprire se lo stesso meccanismo può essere applicato anche a loro.


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