I danni provocati dal maltempo confermano che servono investimenti, sia per la realizzazione di nuove opere che per una “manutenzione costante” di quelle esistenti, nonche’ per avere a disposizione strutture tecniche in grado di governare il sistema. E’ l’appello diffuso dall’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna, con una nota firmata dal presidente Paride Antolini e da Anna Rita Bernardi, coordinatrice della Commissione dissesto.
“Ancora una volta, sono bastate poche ore di pioggia per mettere a dura prova il sistema idraulico regionale, con punti di crisi e danni molto rilevanti”, rileva l’Ordine: “Si e’ trattato di piogge veramente molto intense perche’ in poco piu’ di 28-36 ore si sono avute precipitazioni superiori ai 250 millimetri con punte di oltre 440 sui crinali dei bacini dell’Enza, del Panaro, del Trebbia, del Taro e del Reno“.
Questi eventi “particolarmente violenti- continuano i geologi- si stanno ripresentando con una frequenza sempre maggiore e il sistema fluviale, che pure fino a pochi giorni fa si presentava reduce da una siccita’ estremamente critica, mostra i suoi limiti soprattutto quando le piene si riversano in pianura”.
Del resto, la stessa pianura padana ha origini alluvionali ed e’ quindi “un sistema di per se’ stesso fragile- sottolinea l’Ordine- dato che i fiumi scorrono tra argini artificiali che sono stati costruiti nei secoli, spesso a ridosso o dentro a paesi e citta'”. Cosi’, al di la’ del dispiegamento della Protezione civile, “si deve riflettere sulla necessita’ che parallelamente venga posta altrettanta cura e impegno nel rafforzare il sistema di governo e controllo”, avvertono i geologi, invocando investimenti “per nuove opere e per la manutenzione costante di quelle esistenti, ma anche di strutture tecniche dedicate alla difesa del suolo”.
