Astronomia: i telescopi si “riuniscono” per studiare la radiogalassia Centaurus A

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Gli astronomi hanno utilizzato due radiotelescopi australiani e diversi telescopi ottici per studiare i complessi meccanismi che stanno alimentando i getti di materiale che esplodono da un buco nero 55 milioni di volte più massivo del sole. Il team internazionale di scienziati ha usato i telescopi per osservare una vicina radiogalassia conosciuta come Centaurus A.

Centaurus A è a 12 milioni di anni luce dalla Terra – vicinissimo in termini astronomici – e questo, unito alle sue dimensioni, rende lo studio di questa galassia una vera sfida perché la  maggior parte dei telescopi capaci di risolvere il dettaglio necessario per questo tipo di lavoro ha campi visivi che sono più piccoli dell’area del cielo occupata da Centaurus A.

Gli scienziati hanno usato il Murchison Widefield Array (MWA), un radiotelescopio a bassa frequenza situato presso il Murchison Radio-astronomy Observatory in Australia, e il Parkes, un radiotelescopio di 64 metri situato nel Nuovo Galles del Sud. Si tratta di radiotelescopi dotati di grandi campi visivi, che ci permettono di avere l’immagine di una grande parte del cielo e vedere Centaurus A nel suo insieme. MWA ha anche un’estrema sensibilità che permette di ottenere grandi dettagli dell’enorme struttura di Centaurus A. Sono state utilizzate anche osservazioni di diversi telescopi ottici, come il Magellan Telescope in Cile, il Terroux Observatory di Canberra e l’High View Observatory di Auckland.

“Se riusciamo a capire cosa sta succedendo dentro Centaurus A, potremo applicare questa conoscenza alle nostre teorie e simulazioni su come si evolvono le galassie dell’intero universo. Oltre a ciò che sta alimentando i getti di materiale per i quali la galassia è famosa, abbiamo scoperto anche la prova di un vento galattico mai visto, probabilmente un veloce flusso di particelle che si spostano dal nucleo della galassia, trasportando energia e materiale mentre impattano l’ambiente circostante”, ha dichiarato il coautore Steven Tingay dalla Curtin University.

Confrontando le osservazioni radio e quelle ottiche, il team ha anche trovato la prova che le stelle che appartengono a Centaurus A esistono da più tempo di quanto si pensasse e che probabilmente sono influenzate dai venti e dai getti emanati dalla galassia.