Un nuovo studio svela dove avviene il riconoscimento delle voci nel cervello

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Finora gli scienziati non erano d’accordo su quali precise regioni del cervello ci permettono di riconoscere le voci. “Validissime affermazioni su quali aree del cervello sono responsabili di determinate funzioni derivano da studi su pazienti con lesioni cerebrali. Se una certa parte del cervello è lesa e quindi manca una determinata funzione, entrambi i componenti possono essere collegati l’uno all’altro”, ha dichiarato Claudia Roswandowitz, scienziata del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences (MPI CBS) di Lipsia e autrice principale dello studio che ha rivelato scoperte chiave sul riconoscimento vocale.

Roswandowitz, insieme ad altri ricercatori del Research Group Neural Mechanisms of Human Communication, ha testato 58 pazienti con lesioni cerebrali, soprattutto persone colpite da ictus, e la loro capacità di imparare e riconoscere le voci. Inoltre, gli scienziati hanno esaminato le ecografie del cervello dei partecipanti, cioè immagini ad alta risoluzione delle strutture del cervello e delle lesioni. I neuroscienziati hanno scoperto che soprattutto le persone con lesioni in alcune aree del lobo temporale posteriore destro avevano difficoltà nel riconoscere le voci. Suppongono, quindi, che la circonvoluzione temporale superiore posteriore, STG, sia determinante per il riconoscimento vocale.

Questi risultati sono supportati da uno studio precedente del MPI CBS che aveva studiato un fenomeno comunemente conosciuto come “cecità vocale”, la fonoagnosia, cioè l’incapacità di riconoscere le voci. I partecipanti coinvolti in entrambi gli studi – gli unici conosciuti in Germania affetti da fonoagnosia – erano incapaci di identificare le persone dalla loro voce, persino le loro stesse madri o i loro stessi figli. Roswandowitz e i suoi colleghi hanno anche individuato che cambiamenti al lobo temporale destro portavano ai deficit corrispondenti. In confronto agli altri pazienti con lesioni, le cause non si trovavano nelle strutture cerebrali lesionate ma in una differente attività cerebrale.

“Questi risultati migliorano la nostra comprensione su come il cervello identifica le voci e forniscono le basi per la ricerca di terapie efficaci per le persone affette da fonoagnosia, un deficit abbastanza comune che a volte è presente dalla nascita, ma soprattutto dopo un ictus. Nei nostri studi il 9% dei partecipanti ha riportato di avere difficoltà nel riconoscere le voci, un problema che è quasi inascoltato nel settore medico. Quindi, dobbiamo prendere consapevolezza della questione”, ha concluso Roswandowitz.