Solstizio d’inverno: i principali festeggiamenti nel mondo

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Il solstizio d’inverno è sempre stato atteso con grande trepidazione in tutto il mondo, dando vita a festeggiamenti dal forte valore simbolico e dal profondo significato. In Giappone, ad esempio, una leggenda narra che l’inverno sia sotto alla prigionia della dea del Sole Amaterasu, rinchiusa in una grotta dalle altre divinità, da cui la sventurata riuscì a fuggire solo dopo alcuni mesi, in coincidenza col solstizio. Per ringraziarla dei suo sforzi, i fedeli shintoisti si recano in pellegrinaggio al Santuario di Ise Jingu, dal 15 al 25 dicembre, per offrire alla dea cibo e sete preziose, componendo haiku in suo onore. In Cina il solstizio viene celebrato sin dai tempi della prima Dinastia e all’epoca si trattava di un giorno legato alla commemorazione degli antenati. Tra i festival più importanti dell’anno, il Donghzi, un’occasione in più per stare in famiglia, gustando piatti tipici, dai ravioli cinesi alle tangyuan, palline di riso vuote o ripiene, mentre in Corea è tempo di patjok, un dolce simile al porridge per scacciare gli spiriti maligni.

Uno spettacolo per gli occhi è la festa iraniana di Shab-e Yalda, che ripercorre la nascita di Mithra, dio persiano del sole e e del bene, momento in cui parenti e amici si riuniscono attorno alla persona più anziana della famiglia che ha il compito di intrattenerli fino allo scoccare della mezzanotte, raccontando favole e leggende e antiche poesie, come quelle del poeta Hafez. Non manca mai un banchetto di frutta fresca, con anguria e melagrana, rosse come il sole. In India le celebrazioni solstiziali si chiamano Makar Sankranti e iniziano quando il Sole entra nel segno del Capricorno. Nei secoli la data si è spostata progressivamente più avanti, sino al 14 gennaio. Tra i piatti tipici, nel Tamil Nadu riso e anacardi, mentre nel Bengala i buonissimi dolci al sesamo. Nella città di Ahmedabat si svolge, il 14 e 15 gennaio, un grande Festival degli Aquiloni mentre nel Punjan, ma anche a Delhi, il Makar Sankranti si sovrappone alle feste in onore della dea Lohri, la notte tra il 13 e il 14 gennaio, che culmina con un grande falò tra canti, balli e caramelle lanciati dai bimbi tra le fiamme.

Molto suggestiva la festa induista Pancha Ganapati, in onore del dio-elefante Ganesh, tra il 21 e il 25 dicembre, in cui i fedeli decorano le loro case con le immagini della divinità, con lumini e foglie di babano, mentre i bambini, che dovranno vestirsi ogni giorno con un colore diverso, dal giallo dorato al rosso scarlatto sino all’arancio, riceverano piccoli doni da collocare ai piedi della divinità e da scartare al termine dei festeggiamenti. Molto famosi in tutto il mondo i festeggiamenti di Stonehenge, nella contea di Wiltshire, in Gran Bretagna. La piana, per l’occasione, tutti gli anni si riempie di appassionati per assistere a riti antichi e spettacolari, mentre il Sole si insinua perfettamente tra due pietre verticali, denominate del Grande Trilithon. Il sito, sin dalle prime ore dell’alba, ricrea un’atmosfera spirituale tra musica tradizionale, fuochi e lantetne. Altrettanto scenografica è la tomba irlandese di Newgrange, nella Contea di Meath, tra i Patrimoni dell’Umanità dell’unesco. Se si è abbastanza fortunati, si potrà vedere la struttura, datata più di 5 mila anni, inondata di luce alle prime ore del giorno del solstizio d’inverno. Il fenomeno dura circa 15-17 minuti, ripetendosi per qualche mattinata successiva su altri lati della tomba.

Presi d’assalto da indigeni, turisti e astronomi dilettanti anche i siti archeologici Maya, da Chichen Itza a Tila. L’uso di celebrazioni solstiziali resiste in tutta Europa, anche se, in molti casi, le tradizioni pagane sono state riassorbite nel Natale o mischiate con la processione di Santa Lucia. Durante le antiche feste del Perchta, tipiche delle Alpi e della Germania, si preparavano dolci a forma di scarpa, attendendo l’arrivo dei demoni Krampus. A Penzace, in Cornovaglia, la Montol Eve, la vigilia del solstizio, arriva puntuale con una fiaccolata notturna in maschera e falò, mentre nella vicina Mousehole, il corteo prende il nome di Tombawcock Eve, dal leggenndario abitante del posto che scongiurò una carestia anche se non è chiaro se ci sia riuscito inventando la stargazy pie, una deliziosa torta salata di patate, uova e pesce, teste comprese. Baldoria per il solstizio ai Caraibi, mentre alle Bahamas ed in Jamaica, le Junkanoo, eredità di antiche feste popolari importate dall’Africa occidentale, si svolgono tra coloratissime parate in maschera e spettacoli per le vie cittadine in cui è facile imbattersi in partecipanti vestiti da mucche, cavalli e diavoli.