Solstizio d’inverno: i simboli principali ed il loro profondo significato

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Sono davvero numerosi i simboli legati al solstizio d’inverno, periodo magico per tutti i popoli della terra, nel corso della storia. Tra questi la ghirlanda, il simbolo di Yule, della natura infinita della vita; il vischio, una pianta sacra ai Druidi, considerata discesa dal cielo, figlia del fulmine, quindi emanazione divina (ancora oggi, baciarsi a Capodanno sotto il vischio è di buon auspicio, come rituale praticato dalle coppie innamorate per procacciarsi la fortuna). Altro simbolo del solstizio d’inverno è l’abete, usato dai popoli germanici, nei riti pagani, per festeggiare il passaggio dall’autunno all’interno. Veniva bruciato in una stufa, in modo che il fuoco propiziasse il ritorno al sole. Fu scelto l’abete in quanto albero sempreverde, portatore di speranza nell’animo degli uomini, visto che non muore mai, nemmeno nel periodo più freddo e difficile dell’anno. L’abete era anche un simbolo fallico, di fertilità e abbondanza, associato alle divinità maschili di forza e vitalità.

In alcune tradizioni è il re Quercia a governare la metà crescente dell’anno, quella durante la quale il giorno si allunga; mentre l’Agrifoglio è il re dell’altra metà (si ricordi, in proposito, la leggenda che vede i due re in lotta, al momento dei solstizi, per ottenere il governo dei restanti sei mesi dell’anno). Una credenza ancora molto diffusa nelle campagne delle isole britanniche vede l’agrifoglio la personificazione delle forze maschili della natura e nell’edera quella delle forze femminili. Tagliando le siepi, molta gente, soprattutto nel Galles, fa attenzione a non danneggiare gli alberi di agrifoglio.

Tra i simboli solstiziali: l’Uomo cosmico, con le braccia alzate, tradotto nella runa Algiz; la frequente contrapposizione luce/tenebre; la caverna cosmica, la cui entrata ed uscita avveniva attraverso due porte: la porta degli uomini, legata al solstizio d’estate e al segno del Cancro; e la porta degli Dei, legata al solstizio d’inverno e al segno del Capricorno. Nei miti latini, è Giano, mostro con due teste, definito “bifronte”, a possedere le fatidiche chiavi che, simbolicamente, consentono l’acceso alle porte che riguardano il ciclo annuale.