Solstizio d’inverno: viaggio tra le Stonehenge d’Italia

MeteoWeb

Tra le Stonehenge d’italia troviamo Petre de la Mola, sul Monte Croccia, in Basilicata. Parliamo di un affioramento naturale della roccia, modificato dal lavoro dell’uomo in un’epoca imprecisata per trasformarlo in un calendario di pietra. Da uno speciale punto di osservazione, segnalato da un petroglifo che indica le direzioni nelle quali guardare, nel giorno del solstizio d’inverno, a mezzogiorno, si vede il Sole apparire in una piccola fenditura artificiale scavata nella roccia. Lo stesso giorno, dallo stesso punto di osservazione, si vede l’astro riapparire per una decina di minuti al tramonto entro una galleria ottenuta sovrapponendo una lastra di pietra ad una fenditura naturale, accuratamente lavorata per allinearla con esattezza alla direzione voluta. Profondi bacini artificiali per la raccolta dell’acqua piovana e altri petroglifi sulle rocce circostanti testimoniano il carattere sacro del luogo e le cerimonie che vi si svolgevano in epoca preistorica al solstizio, un giorno di grande importanza in tutte le antiche culture.

Altro luogo da non perdere è il Monte Stella, nel Cilento. Proprio qui si trova un calendario simile a quello di Petre de la Mola: Preta ru Mulacchio che, in dialetto cilentano, significa “Pietra del Figlio Illegittimo”, in quanto era associato ai riti della fertilità. Il megalite è costituito da 3 massi, separatisi da un singolo blocco per cause naturale, tra cui si sono formate due gallerie. Grosse pietre, poi, sono state incastrate dall’uomo, tra i blocchi originali, in posizioni precise, generando un piano di copertura del complesso; ed alcuni bacini sono stati scavati sulla parte superiore della Preta, dando vita ad un raffinato calendario di pietra indicante con straordinaria precisione, il solstizio d’inverno. Il megalite va attribuito alla cultura proto-appenninica (inizio del II millennio a.C.).

Altrettanto suggestivo è il solstizio invernale in Val Camonica, così come al sito megalitico di “Madonna di Loreto” di Trinitapoli, in Puglia, in provincia di Foggia, col suo magnifico calendario di pietra, costituito da centinaia di buche circolari, scavate nella roccia calcarea allineata in 45 filoni di 25 metri ciascuno. Si tratterebbe di buche rituali in cui venivano offerti , come sacrificio propiziatorio, utensili di prima importanza per la vita agreste dell’Età del Bronzo (es. macine e vasi). Le buche si dipanano in tre grandi percorsi, ciascuno orientato in una direzione particolare: la culminazione del sole orientato verso sud, a cadenza giornaliera, il sorgere del sole al solstizio d’estate (cadenza annuale) e il lunistizio maggiore, dalla cadenza di 20 anni circa.