Sottomarino argentino scomparso nell’Atlantico: ecco gli ultimi aggiornamenti sull’ARA San Juan, il comunicato della Marina

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E’ ormai trascorso un mese dalla sparizione del sottomarino ARA San Juan, disperso dal 15 novembre 2017 con a bordo 44 membri dell’equipaggio: la Marina argentina ha comunicato che non si registrano ancora tracce dei resti dell’imbarcazione.

I familiari dei 44 marinai hanno organizzato una marcia di protesta: si tratta di un gruppo di parenti che non si rassegna alle sorte dei familiari, e al fatto che la vicenda del sottomarino sia scomparsa nel mondo dell’informazione così come il sottomarino negli abissi.

Il comunicato odierno della Marina ha reso noto che le ricerche proseguono senza sosta, ma, si è spiegato, continueranno ad avere un senso solamente finché saranno effettivamente disponibili i due veicoli sommergibili a controllo remoto messi a disposizione dalla marina russa, un “equipaggiamento determinante per l’identificazione positiva del sottomarino“, cosa che sottintende che senza di questi non vi sarebbero speranze su un eventuale ritrovamento.

In questi trenta giorni di sforzi ininterrotti sono stati investigati 27 contatti senza esiti positivi“, spiega in un comunicato la marina argentina. “In questa ricorrenza l’Armata argentina continua ad accompagnare i familiari dei nostri 44 camerati e con le operazioni di ricerca“.

sottomarino argentino scomparso ara san juanIl ministero della Difesa argentina aveva annunciato il 30 novembre la conclusione delle operazioni di ritrovamento dei 44 membri dell’equipaggio dell’Ara San Juan e che sarebbero proseguite solo le operazioni di ricerca: “Il comando della Marina ha dichiarato concluse le operazioni del piano Search and Rescue di ricerca e riscatto del sottomarino Ara San Juan e annuncia il passaggio al protocollo di semplice ricerca“, aveva dichiarato il portavoce Enrique Balbi. “L’operazione di riscatto si e’ estesa oltre il doppio del tempo normale previsto per questo tipo di operazioni“, “si tratta adesso di un cambio di protocollo“.

L’Armata argentina aveva riconosciuto per la prima volta il 23 novembre la possibilità di un’esplosione all’interno del sommergibile: si era parlato in quei giorni di un “evento idro-acustico anomalo, singolare, corto, violento e non nucleare, compatibile con una esplosione” registrato mercoledì 15 novembre alle 10:51 ora argentina dall’Organizzazione di Controllo dei Test Nucleari.

L’ultimo contatto con il sottomarino, verificatosi tre ore prime dell’evento registrato è compatibile con questa ipotesi, così come la posizione, identificata a 430 chilometri dalla costa e con un raggio di tolleranza di 125 chilometri.

Il San Juan apparteneva alla classe TR-1700 alimentata da motori diesel ed elettrici. Stava tornando da una missione di routine da Ushuaia, vicino alla punta estrema del Sud America, alla sua base nel Mar del Plata, a 400 km a sud di Buenos Aires. Era partito dalla base di Mar del Plata diretto proprio ad Ushuaia dove ha trascorso 3 giorni prima di invertire la rotta.

Il sottomarino è entrato in servizio nel 1983 ed è stato ammodernato tra il 2007 ed il 2014 per prolungare la sua vita operativa di 30 anni.