Un cemento autocurativo a base di funghi: ecco la nuova sfida degli scienziati per riparare le crepe e salvare le strutture

Un nuovo cemento autocurativo ai funghi, sviluppato dai ricercatori della Binghamton University, potrebbe aiutare a riparare le crepe nel cemento vecchio in modo permanente e aiutare a salvare le infrastrutture in rovina. Congrui Jin, assistente professoressa di ingegneria meccanica della Binghamton University, ha condotto delle ricerche, scoprendo che il problema si origina dalle crepe più piccole. Ecco le sue parole: “Senza un preciso trattamento, le crepe tendono a progredire ulteriormente e alla fine richiederanno altissimi costi di riparazione. Se le micro-crepe si espandono e raggiungono i rinforzi in acciaio, non sarà attaccato solo il cemento, ma anche i rinforzi stessi, poiché saranno esposti ad acqua, ossigeno, e forse anche anidride carbonica e cloruri, portando al cedimento della struttura”.

Queste crepe possono provocare enormi problemi, a volte nascosti, alle infrastrutture. Ora Jin ha voluto vedere se esiste un modo per sistemare il cemento in modo permanente. Jin ha dichiarato: “Questa idea in origine è stata ispirata dalla miracolosa abilità del corpo umano di curare autonomamente tagli, contusioni e fratture ossee. Per la pelle e i tessuti danneggiati, il corpo richiede nutrienti che possono produrre nuove riserve per guarire le parti danneggiate”.

Il team che ha lavorato con Jin ha trovato una risposta eccezionale: un fungo chiamato Trichoderma reesei. Quando questo fungo viene mescolato con il cemento, è inattivo, finché non si verifica la prima crepa. Jin ha spiegato: “Le spore micotiche, insieme ai nutrienti, vengono messi nella matrice del cemento durante il processo di impasto. Quando si verifica una crepa, l’acqua e l’ossigeno vi si insinueranno dentro. Con abbastanza acqua e ossigeno, le spore micotiche inattive germineranno, cresceranno e accelereranno il carbonato di calcio per sanare le crepe. Quando le crepe saranno riempite completamente e alla fine né acqua, né ossigeno potranno entravi, il fungo formerà ancora altre spore micotiche”.

La ricerca è ancora alle sue prime fasi, con la questione più grande che risiede nella capacità del fungo di sopravvivere all’interno dell’ambiente rigido del cemento. Tuttavia, Jin è fiduciosa sul fatto che con ulteriori studi il Trichoderma reesei sarà in grado di riempire le crepe in maniera efficace. Ecco le sue dichiarazioni: “Ci sono ancora notevoli sfide da affrontare per portare nel mercato del cemento un prodotto autocurativo efficiente. Secondo me, ulteriori studi sui microrganismi alternativi, come funghi e lieviti, per l’applicazione del cemento autocurativo diventeranno di estrema importanza”.