Sabato 6 gennaio 2018, in piazza Bra, a Verona, a ridosso della famosa Arena, si terrà il tradizionale rogo “Brusa la Vecia”, organizzato dal Comune di Verona. Ma quali sono le origini di questo rito che non si spegne? Anticamente nella notte dell’Epifania i contadini erano soliti riunirtsi innanzi al fuoco, invocando i buoni raccolti per l’anno appena entrato. Nell’andamento del fuoco e dalle sue scintille si leggevano le previsioni per l’imminente stagione agricola. Se andavano verso sud o est, spinte dal vento umido portatore di piogge, il raccolto sarebbe stato abbondante mentre, al contrario, se il fumo andava verso nord, il raccolto sarebbe stato scarso. Da qui il detto: “Se el fun va a la marina, ciol l sac e va a farina; se el va a la montagna, no se ghe magna” che, tradotto in italiano, significa: “Se il fumo va verso sud, prendi il sacco e vai a farina; se va a nord, non si mangia”.
Ogni anno viene allestito un enorme fantoccio dalle fattezze umane, di una vecchia, fatto di ceppi, stracci e fascine che, posto su una pila di legna, è dato alle fiamme… un gesto augurale con cui si dice addio all’anno vecchio, fatto di guai e tristezze, con la speranza che il nuovo, appena entrato, sia migliore di quello appena “bruciato”, ossia lasciato alla spalle. La vecchia Befana rappresenta, simbolicamente, la natura ormai spoglia che, col suo aspetto lercio, racconta le passate pene. Il bruciare il fantoccio è, dunque, anche simbolo della ciclicitù del tempo, della natura che si rinnova e rinasce. Il rito popolare, in qualche modo, ricorda il bruciare le streghe sul rogo, tipico del periodo medievale, per allontanare il maligno e scongiurare malefici, ristabilendo il bene.


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