L’impennata di casi di influenza sotto le feste, testimoniata dagli ultimi dati della rete Influnet, “ricorda un po’ l’anno scorso, quando il picco è arrivato in anticipo rispetto al solito (fine gennaio-inizio febbraio). Ma l’intensità quest’anno supera la stagione passata. Ora bisogna vedere se i casi continueranno a crescere, oppure se siamo arrivati al picco. A circolare di più sono i virus B e l’A/H1N1, meno l’A/H3N2, quello della cosiddetta ‘Australiana'”, che sta colpendo molto in Gran Bretagna.” Lo spiega all’Adnkronos Salute Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità.
Secondo gli ultimi dati, nella settimana tra Natale e Capodanno si sono ammalati circa 673 mila italiani, per un totale di 2.168.000 di casi dall’inizio della sorveglianza. Ma a questo punto ha ancora senso vaccinarsi? “Se l’incidenza continuerà a crescere – risponde l’esperto – anche la vaccinazione in zona ‘Cesarini’ potrebbe rivelarsi utile. Bisogna dire però che gli anticorpi impiegano circa due settimane per aumentare e, dunque, si potrebbe non essere protetti al momento del contagio. In ogni caso la vaccinazione tardiva male non fa, tutt’al più non protegge”.
E se i più colpiti sono stati i bimbi, non mancano gli anziani messi a letto dall’influenza. Anzi, anche i casi fra gli ‘over 65’ sono aumentati tra natale e Capodanno. “Raccomandiamo ogni anno la vaccinazione proprio per proteggere i soggetti più fragili dalle complicanze dell’influenza, che sono molto insidiose”, ricorda Rezza.
E spesso a contagiare i nonni sono proprio i nipotini. Cosa fare, allora, per proteggersi dal virus? “Vaccinazione a parte – suggerisce l’esperto – il consiglio è quello di curare bene l’igiene delle mani: lavandole spesso e accuratamente, specie dopo essere stati in luoghi affollati. L’alimentazione ricca di frutta e verdura va sempre bene. Se invece si è stati contagiati – conclude – è importante non sottovalutare l’influenza: riposare a letto, assumendo anti-piretici (paracetamolo) e ricorrendo agli antibiotici solo in caso di complicanze batteriche e su indicazione del medico. Andando al pronto soccorso solo nei casi più gravi”.
