Epilessia: un nuovo studio potrebbe aiutare a prevedere gli attacchi epilettici

I neurologi dell’University of California – San Francisco (UCSF) hanno scoperto cicli mensili dell’attività cerebrale collegati agli attacchi nei pazienti con epilessia. I risultati suggeriscono che presto potrebbe essere possibile identificare quando i pazienti sono esposti ad un più alto di rischio di attacchi epilettici, permettendo loro di organizzarsi per questi eventi brevi ma potenzialmente pericolosi. Vikram Rao, assistente professore di neurologia presso l’UCSF e uno degli autori principali dello studio, dichiara: “Uno degli aspetti più disabilitanti dell’epilessia è l’apparente casualità degli attacchi. Se il tuo neurologo non riesce a dire se il prossimo attacco sarà tra un minuto o tra un anno, il paziente vivrà la sua vita in uno stato di costante incertezza. Il risultato più eccitante di questo studio è che presto potremmo essere in grado di far sapere ai pazienti quando sono soggetti ad un rischio maggiore e quando possono preoccuparsene meno”.

L’epilessia è una malattia cronica caratterizzata da attacchi ricorrenti, brevi tempeste di attività elettrica nel cervello che possono causare convulsioni, allucinazioni o la perdita di conoscenza. Per decenni i ricercatori di tutto il mondo hanno cercato di identificare modelli che segnalassero un imminente attacco, ma con scarso successo, anche a causa di alcune limitazioni imposte dalla tecnologia. Ora Rao ha fatto da pioniere all’uso di un dispositivo impiantato di stimolazione cerebrale che può bloccare rapidamente gli attacchi, stimolando in maniera precisa il cervello di un paziente nel momento in cui si avvia un attacco. Questo dispositivo, chiamato NeuroPace RNS® System, ha anche permesso al team di Rao di registrare l’attività cerebrale legata agli attacchi per molti mesi o addirittura anni in pazienti durante la vita di tutti i giorni. In questo modo, i ricercatori hanno cominciato a capire che gli attacchi sono meno casuali di quando sembrino. Hanno identificato modelli di scariche elettriche nel cervello, che hanno denominato “irritabilità cerebrale”, associati ad una probabilità più alta di avere un attacco.

I risultati di questo studio hanno spiegato perché molti pazienti subiscono attacchi epilettici alla stessa ora del giorno, ma anche che l’irritabilità cerebrale aumenta e diminuisce in cicli molto più lunghi che durano settimane o mesi, e che è più probabile che gli attacchi si verifichino nella fase crescente di questi cicli. La lunghezza di questi lunghi cicli è diversa da persona a persona ma è altamente stabile per molti anni.

Il team di Rao ora punta a usare questi dati per sviluppare un nuovo approccio per prevedere il rischio di attacchi, che potrebbe permettere ai pazienti di evitare attività potenzialmente pericolose come nuotare o guidare quando il rischio è più alto e prendere misure (come dosaggi più alti dei farmaci) per ridurre il rischio.