I problemi esistenziali degli adolescenti: ossessionati dai like delle loro immagini pubblicate online

Secondo uno studio inglese della Children’s Commissioner, i preadolescenti sono sempre più preoccupati della loro immagine online e sono esposti a un rischio emotivo significativo. Ad affermare ciò è lo psicoterapeuta Alberto Pellai, che ci ha spiegato perché i bambini a soli 10 anni sono ossessionati dalle loro immagini online, veicolate sui vari social network. Secondo tale studio, i bambini di otto e nove anni utilizzano internet per giocare, e lo fanno in modo ludico, mentre tutto può cambiare nella fase adolescenziale, in quando gli stessi “bambini” possono diventare dipendenti dei like su Facebook, vivendola come una forma di convalida sociale, e sono sempre più preoccupati di come appaiono online. Il dottore Alberto Pellai, medico psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano, autore di molti volumi tra cui Il metodo famiglia felice, ci spiega perché i bambini hanno questi “problemi esistenziali”. Avendo in mano sempre prima gli smartphone, dove vivono una vita online parallela a quella reale, dovremmo domandarci cosa fanno nei social, dove si esibiscono e dove vanno alla ricerca di approvazione e conferme.

adolescenti e tecnologia La diffusione delle proprie immagini e la ricerca del gradimento è molto importante fra i 10 e i 12 anni, nel passaggio tra infanzia a preadolescenza. È la fase dei cambiamenti corporei, in cui il corpo non è più percepito solo come uno strumento per giocare e per fare sport, ma veicola un codice di comunicazione carico di nuovi significati. Verificare le reazioni che suscitano sui social è una caratteristica che connota i giovanissimi di oggi, il tema del corpo è cruciale nel passaggio tra infanzia, preadolescenza e adolescenza. L’autostima è vincolata anche alle reazioni che restituiscono gli altri, agli sguardi che valutano il modo in cui si appare. I ragazzi passano molto tempo davanti allo specchio e osservano se stessi con gli occhi di chi li osserverà, pensando a che cosa diranno gli altri. È la fase in cui si osserva la propria immagine da dentro a fuori e la si mette nelle mani degli altri. Ma se nel mondo reale questa immagine è a portata di mano, perché esposta agli occhi di cento o addirittura di mille persone, l’adolescente di soli 10-11 anni può essere esposto ad un rischio emotivo non indifferente.

Secondo la Children’s Commissioner, i social media, per i bambini, sono come il cibo spazzatura. E’ uno strumento che non ci permette di utilizzare la parte più evoluta nel nostro cervello. Il sistema social lo utilizziamo perché è eccitante, divertente, ma quello che facciamo su queste piattaforme è molto più sentito che pensato. Si seguono molto le mode e non gli ideali, le apparenze più che la sostanza, i genitori si dovrebbero preoccupare di quanto tempo i loro figli passano sui social network e come li utilizzano. Ovviamente a questa età è comprensibile che un bambino sia preoccupato del suo corpo o non si piaccia, ma se la preoccupazione diventa un’ossessione, allora è un problema. Spesso i figli sono ossessionati dall’aspetto esteriore non solo per via del contesto socio culturale, ma anche perché i genitori non hanno un rapporto accogliente e indulgente verso il proprio corpo. Spesso le madri sono concentrate sull’immagine, e vivono il corpo come una persecuzione, anziché come una casa dove ci si senta protetti. I genitori dovrebbero dare il buon esempio, facendo capire ai figli che la bellezza è una dimensione a 360 gradi, fatta di carisma, stile, capacità di muoversi nella vita con autodeterminazione e sufficiente rilassatezza, con la consapevolezza di quello che si è e di quello che non si potrà essere mai, aumentando la propria autostima e facendo capire al proprio figlio che ognuno di noi ha un proprio aspetto che caratterizza la nostra unicità. Continua il medico specialista, Alberto Pellai, gli adulti dovrebbero fornire regole precise su come si vive e su che cosa si può fare online. Non solo a parole, ma soprattutto con l’esempio, cominciando proprio da se stessi visto che, spesso i genitori sono i  primi ad esibirsi nei loro social. Sono diventati i fotografi dei figli, hanno socializzato tutto di loro, senza limiti né confini, e hanno atteso i like dei loro amici. L’esibizione dei figli è diventato il criterio di valutazione, la prova oggettiva del fatto che hanno figli fantastici. I ragazzi sono immersi in questa deriva narcisistica, e costruiscono la vita loro online anche in base a che cosa osservano.