Tumore all’esofago: fattori di rischio, sintomi, diagnosi e cura

Il tumore all’esofago è dovuto alla crescita incontrollata delle cellule che lo rivestono internamente oppure delle cellule che formano le ghiandole che producono il muco. Quasi sempre i sintomi iniziali del tumore dell’esofago sono la perdita progressiva di peso preceduta dalla disfagia , cioè dalla difficoltà a deglutire, che di solito compare in modo graduale prima per i cibi solidi e successivamente per quelli liquidi. La crescita del tumore verso l’esterno dell’esofago può provocare un calo o un’alterazione del tono di voce perché coinvolge i nervi che governano l’emissione dei suoni, oppure indurre una paralisi del diaframma o, ancora, un dolore al torace, appena dietro lo sterno, se coinvolge la zona tra cuore, polmoni, sterno e colonna vertebrale.

Nelle forme più avanzate possono inoltre ingrossarsi i linfonodi ai lati del collo e sopra la clavicola, oppure può formarsi del liquido nel rivestimento del polmone (versamento pleurico) con comparsa di dispnea (difficoltà a respirare), oppure ancora possono comparire dolori alle ossa o un aumento delle dimensioni del fegato. Tra i fattori di rischio implicati nell’insorgenza del tumore all’esofago: fattori genetici (tilosi, papillomatosi esofagea); dietetici (regime alimentare non equilibrato, dieta povera di frutta e verdura, unita a un ridotto apporto di vitamina A); stili di vita (consumo di alcol e tabagismo), fattori infiammatori (esofagite peptica, esofago di Barrett). Dopo un’accurata anamnesi, si dovranno effettuare esami di laboratorio fra i quali quelli di alcuni marker tumorali (CEA, GICA e TPA) e indagini strumentali sia di tipo radiologico che di tipo endoscopico.

Fra gli esami radiologici ricordiamo la radiografia del torace, la radiografia dell’apparato digerente con mezzo di contrasto, l’ecotomografia addominale, la TAC, la RMN e la PET. La scelta delle tipologie di trattamento varia a seconda della stadiazione della neoplasia, delle sue dimensioni e della sua localizzazione. Quando l’operabilità è possibile si procede generalmente con la cosiddetta esofagogastrectomia parziale con linfoadenectomia regionale (rimozione parziale del tratto esofageo colpito dalla neoplasia, rimozione dello stomaco prossimale e rimozione dei linfonodi regionali). Quando non è possibile intervenire chirurgicamente è giocoforza ricorrere a trattamenti radioterapici o chemioterapici, solitamente in combinazione.