Gli effetti senza fine del cambiamento climatico: alcuni stagni dell’Artico, creati dallo scioglimento dei ghiacci, potrebbero essere fonti di emissioni di carbonio

Un nuovo studio canadese ha scoperto che il carbonio rilasciato da alcune pozze d’acqua nell’Alto Artico potrebbero essere una fonte nascosta di emissioni di gas serra. Lo studio ha analizzato il modo in cui il carbonio organico disciolto (DOC) conservato nel permafrost artico – che si sta sciogliendo velocemente a causa del cambiamento climatico – viene rilasciato nei bacini artici a causa di alterazioni fisiche che trasferiscono le sostanze nutritive attraverso il paesaggio.

Per la prima volta i ricercatori sono stati in grado di determinare che la composizione chimica del carbonio in questi stagni è molto diversa da quella dei fiumi nell’Alto Artico. Secondo Myrna Simpson, Professoressa di Scienze Ambientali presso l’Università di Toronto e co-autrice della ricerca, “è stata data poca considerazione al DOC presente in questi stagni”.

stagni Artico emissioni carbonioIl DOC si trova ovunque, nei laghi, negli oceani e nel terreno. Si tratta essenzialmente di materiale vegetale o animale decomposto che può dissolversi entrando in contatto con l’acqua. Nell’Alto Artico il DOC diventa mobile entrando negli stagni, un processo che sta avvenendo molto velocemente a causa dello scioglimento del permafrost e del conseguente cambiamento del paesaggio fisico. Quando il carbonio organico disciolto si deposita negli stagni può essere biodegradato dai microbi con più facilità di quanto avviene nei fiumi, il che implica un maggior rilascio di carbonio nell’atmosfera.

Mentre studi precedenti avevano analizzato questo processo nel suolo artico, questa è la prima volta che vengono analizzate le fonti idriche, inclusi gli stagni. La Prof.ssa Simpson ha dichiarato: “Non abbiamo misurato quanto carbonio veniva rilasciato perché non ci aspettavamo di scoprire questo. Questa è una nuova scoperta dello studio: questi stagni potrebbero giocare un ruolo importante nel ciclo globale del carbonio”. Inoltre, Simpson ha fatto notare che il permafrost artico conserva molto carbonio dal momento che rimane congelato per molto tempo. A causa del suo rapido scioglimento, i ricercatori hanno trovato DOC di oltre 5.000 anni fa che era stato degradato.

Un importante prossimo passo sarà stabilire la diffusione del fenomeno, se per esempio si verifica in tutte le pozze d’acqua artiche, e comprendere il meccanismo che porta alla differenza tra il DOC negli stagni e quello nei fiumi. Per ottenere questi obiettivi, i ricercatori dovranno scoprire quanto carbonio è presente, tutte le forme in cui è presente e quali sono i contributi che ne controllano la quantità. Saranno progettati futuri esperimenti sul campo e in laboratorio per comprendere i processi responsabili degli aumenti o delle perdite di carbonio da questi stagni e i processi che favoriscono il passaggio da una forma all’altra.