L’epicondilite, chiamata più genericamente gomito del tennista, colpisce anche chi, con la racchetta, ha poco a che fare ma è accumunato dalle stesse sorti per via dell’uso eccessivo dell’avambraccio per carico funzionale (oltre al tennis, ping pong, squash, pole dancers, ciclisti (specie mountain bile), motociclisti ( specie motocross), o per l’effettuazione di movimenti continui e ripetuti, tipici di alcune professioni (imbianchino, pittore, muratore, piastrellista, elettricista, barista ecc). Tra i sintomi: dolore nella parte esterna del gomito, difficoltà e bruciore nello stendere il polso, deficit di prensione, dolore che permane anche a riposo, persino di notte. La diagnosi è prevalentemente clinica. Il dolore è presente alla pressione dell’epicondilo e può essere evocato facendo contrarre i muscoli epicondiloidei con opportuni test di provocazione. Le indagini strumentali prevedono: radiografia, ecografia, risonanza magnetica per escludere altre cause.
Quanto alla cura: in fase acuta: infiltrazioni di corticosteroidi oppure trattamenti con FANS o a base di lidocaina, oltre all’assoluto riposo funzionale. Consigliato l’utilizzo del freddo o crioterapia con applicazioni di ghiaccio sulla parte infiammata.Passata la fase acuta, ci si può rivolgere al fisioterapista per massoterapia, massaggi, trattamenti manuali e trigger points e/o terapie fisiche (ionoforesi, ultrasuoni, tecarterapia).Importante, una volta usciti dalla fase acuta, la rieducazione funzionale, così come l’esercizio fisico e l’educazione del paziente al corretto movimento.


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