Sarà davvero possibile leggere nella mente? Non è più fantascienza, ma una realtà molto vicina. Lo rivela il risultato dell’esperimento di un gruppo di scienziati brasiliani, che hanno usato un’apparecchiatura di risonanza magnetica per ‘affacciarsi’ sui circuiti cerebrali di 6 volontari al fine di scoprire quale canzone stavano ascoltando.
Il lavoro è opera di un team del D’Or Institute for Research and Education e pubblicato su ‘Scientific Reports’, contribuisce a un miglioramento della tecnica e apre la strada a nuove ricerche sulla ricostruzione dell’immaginazione uditiva e del linguaggio interiore.
Nel test i 6 partecipanti ascoltano 40 brani di musica classica, rock, pop, jazz e altri generi. Partendo dall’assunto che le note di ciascuna melodia lasciano un’impronta neurale sul cervello, tale impronta viene catturata dalla risonanza magnetica ed un computer impara a identificare i modelli cerebrali plasmati da ogni brano valutando aspetti come tonalità, dinamica, ritmo e timbro. Insomma la mente parla, o meglio scrive.
“Di fronte a due opzioni, il computer ha mostrato fino all’85% di accuratezza nell’individuare la canzone corretta, che è – chiariscono gli esperti – una grande prestazione, rispetto agli studi precedenti. I ricercatori hanno poi ulteriormente spinto l’esperimento fornendo non due, ma 10 opzioni (ad esempio una corretta e 9 errate) al computer. E in questo contesto, la macchina ha identificato correttamente la canzone nel 74% delle decisioni.”
“Le macchine saranno in grado di tradurre i nostri pensieri musicali in canzoni”, afferma Sebastian Hoefle, ricercatore del D’Or Institute e Phd student dell’Università Federale di Rio de Janeiro. Secondo lo scienziato, le ricerche sulla decodificazione cerebrale forniscono alternative per comprendere il funzionamento neurale e interagire utilizzando l’intelligenza artificiale. Quanto alla musica, gli autori si aspettano in futuro di trovare risposte a domande come: “Quali caratteristiche musicali fanno amare una canzone ad alcune persone e ad altre no? Il nostro cervello si è adattato a preferire un tipo specifico di musica?”.
