Nel 1040 i catanesi subirono un gravissimo affronto: il trafugamento delle reliquie del venerato corpo di Sant’Agata e la sua successiva traslazione a Costantinopoli. Parliamo di uno dei momenti più dolorosi della storia di Catania che ha come autore della profanazione un valoroso e spietato condottiero bizantino: Giorgio Maniace, che era riuscito a infliggere una sanguinosa sconfitta alle truppe musulmane di Abd-Allah che, a quel tempo, dominavano la Sicilia. La battaglia, combattuta nel 1040 alle fonti del Simeto, in territorio di Troina, passò alla storia come battaglia di Troina. Le truppe musulmane ebbero la peggio ma l’ammiraglio Stefano, fratello dell’imperatore Michele il Palafagone, si lasciò sfuggire, dopo averlo catturato, il comandante musulmano Abd-Allah.Il generale Maniace non riuscì però a piegare le sacche di resistenza che Allah, ancora libero, era riuscito a organizzare e per riguadagnare la stima dell’imperatore, il condottiero bizantino non trovò di meglio che trafugare (per offrirli in dono) i corpi di Sana Lucia a Siracusa, e Sant’Agata, S. Euplio e S.Leone a Catania.
Il 6 gennaio 1040 il corpo di Sant’Agata venne inbarcato su una nave. Le Sacre reliquie furono traslate nella Chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli. La tradizione racconta che un fortunale impedì la partenza della nave per 3 giorni, quasi che la Santa non volesse staccarsi dalla città nella quale era nata e aveva subito il martirio. Alla fine i catanesi, addolorati e inermi, di fronte alla decisione del conquistatore, videro allontanarsi le preziose reliquie a bordo della nave bizantina. Una fontanella, con un’effige di Sant’Agata che guarda a Oriente, posta di fronte alla Marina, ricorda il punto dal quale i catanesi, impotenti, assistettero al furto.


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