Si avvicina la festa del papà, il 19 marzo, e come ogni anno ci si affanna per trovare il regalo più adatto, a volte anche obsoleto. Le solite cravatte, o i soliti calzini, oppure profumi, e persino un viaggio. Un’idea che trasmetta un messaggio: “ti voglio bene”. Tre parole, incastrate fra testa e cuore, nascoste nel silenzio di sguardi e gesti. “Ci si vuole bene ma in silenzio”, come dice il protagonista del video “Ti voglio bene papà” realizzato da Ferrafilm, casa di produzione torinese nata da un’idea di Francesco Ferraiuolo e Umberto D’Agnese, per raccontare quel difficile rapporto con i sentimenti, relegati alla routine di discorsi quotidiani. E a volte è più semplice dirlo con un video.
Cinquanta secondi di parole mai dette, che sciolgono il silenzio per scoprire un universo di emozioni scontate ma profonde, che spesso non riusciamo a dire. La difficoltà di esprimere i sentimenti ci accompagna dall’adolescenza. Da piccoli era tutto più facile, tutto ruotava intorno al gioco. Crescendo, la sfera affettiva- relazionale legata ai genitori, si trasforma in qualcosa di scomodo, imbarazzante, uno sciocco pudore che ci impedisce di parlare dei propri sentimenti, che ci fanno apparire deboli e dipendenti. Ci si nasconde dietro i consueti “sì, va tutto bene” e si dimentica sempre di dirgli “ci sei papà, sei sempre nei pensieri”.
Ci ripromettiamo sempre di dirlo, domani. Ma perché aspettare ancora?


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