Alieni: se anche esistessero, non vivremmo abbastanza per poter ricevere i loro messaggi

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Se qualche forma di vita extraterrestre stesse cercando di inviarci un messaggio, probabilmente morirebbe prima che tali segnali riescano a raggiungerci. Questa è la conclusione di alcuni scienziati della Scuola Politecnica Federale di Losanna, in Svizzera, che affermano che il ritardo nella ricezione di segnali radio significa che siamo destinati a non incontrare mai ET.

Il loro studio si basa sull’ipotesi che una civiltà lontana usi segnali radio per trasmettere messaggi, che viaggiano a circa 186.000 miglia al secondo. Mentre sembra essere molto alta, in termini cosmici questa velocità è estremamente lenta. La Via Lattea da sola si estende per circa 100.000 anni luce. Sebbene gli umani inviino segnali radio da 80 anni, questi al momento hanno percorso solo un massimo dello 0,001% della galassia in questo periodo di tempo. Quindi sarebbe davvero un enorme colpo di fortuna se qualcuno li avesse già ascoltati.

Inoltre, stabilire un contatto è particolarmente improbabile se si considera che qualunque civiltà probabilmente non sarà in grado di sopravvivere per oltre 100.000 anni, affermano i ricercatori. Il Dott. Claudio Grimaldi ha dichiarato: “Se la civiltà emettesse segnali dall’altra parte della galassia, quando arriverebbero qui la civiltà sarebbe già scomparsa”.

pianeti alieni vitaLo studio analizza l’equazione di Drake, elaborata per la prima volta dall’astrofisico e astronomo Frank Drake nel 1961. Prendendo in considerazione 7 variabili, questo modello stima il numero di pianeti nella nostra galassia che potrebbero ospitare vita aliena. Tiene conto di fattori come la velocità di formazione stellare, la quantità di stelle che potrebbero formare sistemi planetari, il numero di pianeti potenzialmente abitabili in questi sistemi.

In un documento che sarà pubblicato prossimamente sulla rivista Publications of the Astronomical Society of the Pacific, i ricercatori hanno scritto: “Abbiamo sviluppato un semplice modello della galassia che include sia il tasso di nascita che la durata della vita rilevabile delle civiltà per calcolare la possibilità di un rilevamento da parte del SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence Institute) sulla Terra. I segnali che arrivano sulla Terra potrebbero provenire da lontane civiltà che si sono estinte molto tempo fa, mentre le civiltà ancora in vita stanno inviando segnali che devono ancora arrivare”. I ricercatori del SETI al momento stanno lavorando su una rete mondiale di telecamere specializzate, che permettano agli scienziati di rilevare segnali alieni in meno di un millisecondo.

KIC 8462852 stella alieniNel 2016, il Prof. Cox ha dichiarato che è improbabile riuscire a scoprire una civiltà aliena in qualunque caso, perché le civiltà si autodistruggono inevitabilmente. L’idea di Cox è che la velocità dei progressi scientifici ed ingegneristici in qualsiasi tipo di civiltà aliena può superare lo sviluppo di istituzioni politiche in grado di gestirli. Quindi la tecnologia che permette la generazione di energia ma produce gas serra o armi nucleari, può distruggere le civiltà entro poche centinaia di anni, il che potrebbe minacciare anche la nostra.

Il problema è stato posto per la prima volta dal fisico Enrico Fermi nel 1950, che affermava che qualunque forma di vita con una tecnologia missilistica potrebbe colonizzare la galassia in pochi milioni di anni, quindi perché non c’è ancora nessuna prova?

Cox ha dichiarato: “Una soluzione al paradosso di Fermi è che non è possibile gestire un mondo che ha il potere di distruggersi e che necessita di soluzioni collaborative globali per evitarlo. Può darsi che la crescita della scienza e dell’ingegneria superi inevitabilmente lo sviluppo di competenze politiche, portando alla catastrofe”.