“Con lo stesso intervento che si esegue per la cataratta è possibile curare il secondo tipo di glaucoma più diffuso, quello ‘ad angolo chiuso'”. Una novità per la cura di questa malattia oculare, quella annunciata da Stefano Miglior, direttore della Clinica Oculistica del Policlinico di Monza – Università Milano Bicocca in occasione del II Congresso internazionale dell’Associazione italiana per lo studio del glaucoma (Aisg), che si tiene a Milano fino a sabato 17 marzo in concomitanza della Settimana mondiale dedicata dall’Oms a questa patologia.
“Fino ad oggi – sottolinea l’esperto – non erano state sperimentate cure risolutive per guarire dal glaucoma, ma solo per rallentarlo. Con la facoemulsificazione si può gestire spesso in modo risolutivo il glaucoma ad angolo chiuso, di cui soffre il 10% dei glaucomatosi (70% donne) e addirittura dire addio ai farmaci, poiché rimuovendo, come si fa per la cataratta, il cristallino che continua a crescere, si permette all’angolo irido-corneale di rimanere aperto”.
Durante il congresso sono state esaminate tutte le novità in campo terapeutico per rallentare l’evoluzione della malattia. Per la diagnosi precoce “sono oggi a disposizione nuove metodiche non invasive come gli Oct e gli Angio Oct (tomografia a coerenza ottica) – aggiunge Miglior – che esaminano la papilla ottica, lo strato delle fibre nervose retiniche e la circolazione ematica retinica e papillare, in modo da ottenere informazioni sempre più accurate”.
“Piccolissime ‘cannule’ – spiega ancora l’esperto – che vengono impiantate nel canale di Schlemm, normalizzano la pressione intraoculare e facilitano il passaggio dell’umore acqueo attraverso una parete interna del trabecolato. Sono strategie chirurgiche che permettono di eseguire l’intervento in pochi minuti, ma costano molto e i risultati sono modesti”.
Per quanto riguarda invece la terapia medica, “tra qualche tempo potrebbe essere introdotta una nuova classe di molecole, le cosiddette Rho-Kinasi – annuncia Miglior – la cui efficacia però non sembra essere superiore ai derivati delle Prostaglandine che costituiscono la prima linea nel trattamento del glaucoma”.
“Si tratta di strumenti specifici molto efficaci – sottolinea Luciano Quaranta, direttore del Centro di studio del glaucoma dell’Università degli Studi di Brescia – sebbene ancora oggi il ‘gold standard’ resti l’esame del campo visivo che rileva la reazione del paziente di fronte a determinati stimoli luminosi, dando così indicazione sull’evoluzione della malattia e sulla velocità alla quale sta procedendo”.
Il glaucoma è “un killer silenzioso della vista“, ricorda Miglior, “ne esistono numerose forme, le più frequenti sono glaucoma cronico ad angolo aperto, ad angolo chiuso e glaucoma congenito. Ne soffrono 1 milione 200 mila persone in Italia (120 mila solo nel Lazio), 55 milioni nel mondo e si stima che potrebbero superare i 65 milioni nel 2020. Secondo l’Oms, il 50% dei pazienti non sa di averlo perché si arriva tardi alla diagnosi. A essere più colpiti sono gli anziani dai 60-65 anni ma il glaucoma può insorgere già a partire dai 40 anni.
