Stasera in cielo brilla la “Luna Blu”, sarà l’ultima prima del 2020

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Stasera tutti con il naso all’insù per salutare la “Luna Blu“: in realtà il nostro satellite brillerà del suo solito colore bianco/argentato/giallastro, ma la particolarità risiede nel fatto che si tratta della seconda luna piena del mese, un evento non molto comune (accade ogni due o tre anni) che nel mondo anglosassone viene chiamato appunto “Blue Moon“.

La Luna è stata Piena il 2, in fase di Ultimo Quarto il 9, Nuova il 17, in Primo Quarto il 24 ed infine nuovamente in fase di plenilunio il 31.

Dal punto di vista astronomico non è un fenomeno particolarmente interessante perché la luce diretta impedisce di fatto di osservare i dettagli, ma sarà senz’altro un’occasione imperdibile per catturare immagini suggestive e spettacolari del nostro satellite.

Quest’anno è già il secondo appuntamento con la Blue Moon: in precedenza, il 31 gennaio 2018, è stata addirittura una Superluna blu, una coincidenza piuttosto eccezionale.
Una Superluna si ha quando la luna, in fase di plenilunio, viene a trovarsi nel punto dell’orbita più vicino alla Terra, dunque è piena, ma anche leggermente più grande e luminosa della norma (il fenomeno si verifica circa quattro o sei volte in un anno).

Il prossimo appuntamento con la “Luna Blu“? Ad ottobre 2020.

Perché “Blue Moon”?

Luna blù 2

Complesso e leggendario è il motivo per cui si parla di “Luna Blu”. Antichi detti e leggende si rincorrono, ecco cosa spiega Nasa Science in merito: se si dicesse ad uomo dell’epoca di Shakespeare che qualcosa accade “once in a Blue Moon“, cioè ogniqualvolta c’è la Luna Blu, spiega Nasa Science, questa persona non penserebbe affatto ad un fenomeno astronomico, bensì semplicemente a qualcosa di raro e assurdo. Eppure, da allora il significato è cambiato.

Nel Maine Farmer Almanac, l’almanacco degli agricoltori americani, nel 1940 si cercò di dare una spiegazione, un po’ contorta, alla definizione di Luna Blu, “così contorta -spiegano gli esperti di Nasa Science- che gli astronomi non capirono nulla“. Con l’obiettivo di spiegare le Lune Blu ai profani, ‘Sky & Telescope’ nel 1946 ha pubblicato un articolo intitolato “Once in a Blue Moon”: l’autore James Hugh Pruett citò la dicitura del Maine Farm Almanacco del 1937 che aveva parlato appunto di Luna Blu interpretando così che la “seconda Luna piena in un mese si chiama Blue Moon“. Naturalmente, sottolinea Nasa Science, “non è corretto, ma almeno sembrò chiaro” e la definizione è rimasta. Come dire, la moderna definizione di Luna Blu è nata così. Diverso è il piano scientifico.

La maggior parte delle Lune Blu – spiega Nasa Science – hanno un aspetto grigio chiaro e nero, proprio come la Luna che osserviamo ogni notte e, anche se si verifica una doppia Luna piena in un mese, la seconda non cambia il suo colore“. Tuttavia, avvertono gli scienziati, “in rare occasioni la Luna può davvero diventare blu“, ma dipende da “un’eruzione vulcanica“. Nel 1883, per esempio, è stata osservata una Luna Blu quasi ogni sera dopo che il vulcano indonesiano Krakatoa esplose con la forza di una bomba nucleare da 100 megatoni. Pennacchi di cenere sono saliti fino sull’atmosfera terrestre e la Luna è diventata blu. Dunque il motivo è stato la cenere del Krakatoa. Alcuni dei pennacchi, sottolinea Nasa Science, erano pieni di particelle di larghezza di un micron, circa la stessa lunghezza d’onda della luce rossa. Le particelle di queste dimensioni speciali disperdono fortemente la luce rossa, consentendo contemporaneamente il passaggio della luce blu. Insomma, le nuvole prodotte dall’eruzione del Krakatoa hanno “agito come un filtro blu“. Lune di colore blu sono state osservate nel 1983 dopo l’eruzione del vulcano El Chichon, in Messico e segnalazioni di Lune Blu sono arrivate anche dopo l’eruzione del Monte Sant’Elena nel 1980 e del Pinatubo nel 1991. Anche gli incendi boschivi possono “fare questo trucco” ed un esempio famoso è stato l’imponente incendio del settembre 1953 ad Alberta, in Canada.