I sensori ottici della Sapienza, dislocati sul territorio nazionale, sono puntati sulla Stazione Spaziale Tiangong-1, che sta precipitando sulla Terra. La campagna di osservazione ottica della stazione spaziale cinese, condotta dalla Sapienza, viene svolta in parallelo a quelle di numerosi altri enti pubblici e privati in tutto il mondo (in Italia la responsabilità è affidata al tavolo tecnico coordinato dal Dipartimento della Protezione Civile con l’Agenzia Spaziale Italiana).
“In questa fase le opportunità di osservare Tiangong-1 sono ridotte dalla particolare geometria orbitale e La Sapienza condivide le misure con altre strutture internazionali quali ISON -la rete di osservatori scientifici russi – e si avvale di preziose collaborazioni quale quella con il Dipartimento di Astronomia dell’Università del Michigan, negli Usa” spiega la Sapienza.
Si tratta, secondo il team della Sapienza di cui fa parte Fabrizio Piergentili, docente del dipartimento di Ingegneria meccanica e aero-spaziale, di “collaborazioni nate nell’ambito di un’attività di ricerca sperimentale nel campo delle osservazioni ottiche dei detriti spaziali avviata all’inizio del 2000“.
“I risultati di tali osservazioni sono misure astrometriche, utilizzabili dai sistemi di identificazione della traiettoria, e misure fotometriche, utili alla ricostruzione dell’assetto della stazione spaziale. Queste ultime sono di fondamentale importanza nelle fasi finali del rientro poiché l’orientamento della stazione influisce sulla sua interazione con l’atmosfera incidendo sulla resistenza e quindi, indirettamente, sulla traiettoria stessa“.
Il rientro della stazione Tiangong-1 “ha permesso di provare nuovi algoritmi, messi a punto dal Dipartimento di Ingegneria Meccanica ed aerospaziale, che potranno essere utilizzati in futuro per migliorare l’accuratezza dei dati orbitali inserendo misure ottiche o radar“.
Inoltre è stato sviluppato un algoritmo “basato su una ricostruzione in computer vision che identifica lo stato di assetto maggiormente compatibile con le curve di luce misurate“: un obiettivo “non di facile raggiungimento per Tiangong-1 che non si comporta come un corpo rigido essendo dotato di appendici -i pannelli solari- in grado di ruotare in maniera autonoma rispetto al corpo principale, di fatto variandone continuamente la forma complessiva“.