Stephen Hawking: ecco cosa diceva su Dio, il Paradiso e la morte

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Per oltre 50 anni, la morte è stata una parte struggente dell’incredibile vita di Stephen Hawking, il celebre astrofisico scomparso ieri, all’età di 76 anni, nella sua casa di Cambridge. Hawking non sarebbe riuscito a raggiungere il suo 25° compleanno secondo i medici, quando gli diagnosticarono l’incurabile malattia neurodegenerativa della SLA all’età di 21.

Anche se Hawking andò contro ogni previsione per oltre 5 decenni, lo scienziato nel 2011 aveva dichiarato che la morte non si allontanava mai dalla sua mente: “Ho vissuto con la prospettiva di una morte prematura per gli ultimi 49 anni. Non ho paura della morte, ma non ho fretta di morire. Ci sono molte cose che voglio fare prima”.

Ma Stephen Hawking si dichiarava anche ateo. Quindi ecco alcuni dei suoi pensieri più interessanti sulla morte, l’aldilà e Dio.

Lo scienziato aveva una visione pragmatica di quello che succede al cervello e al corpo dopo la morte: “Considero il cervello come un computer che smetterà di funzionare quando le sue componenti cederanno. Non esiste paradiso o aldilà per i computer rotti; quella è una favoletta per le persone che hanno paura del buio”.

Stephen Hawking
LaPresse/PA

Hawking ha invocato il nome di Dio nel suo autorevole libro “A Brief History of Time”, scrivendo che se i fisici riuscissero a trovare una “teoria del tutto” – cioè, un’unica spiegazione di come funziona l’universo – vedrebbero “la mente di Dio”. Ma in interviste e scritti successivi, come The Grand Design del 2010, che scrisse insieme a Leonard Mlodinow, Hawking ha chiarito che non si stava riferendo ad un creatore in senso tradizionale.

In The Grand Design scriveva: “La creazione spontanea è la ragione per la quale esiste qualcosa invece che il niente, per la quale esiste l’universo, per la quale noi esistiamo. Non è necessario invocare Dio per accendere la miccia e far partire l’universo”. E dopo la pubblicazione del libro, Hawking spiegava: “Dio è il nome che le persone danno alla ragione di esistere. Ma io penso che la ragione siano le leggi della fisica piuttosto che qualcuno con cui si possa avere una relazione personale. Un Dio impersonale”.

E ancora: “Prima di comprendere la scienza, è naturale credere che Dio abbia creato l’universo. Ma ora la scienza offre una spiegazione più convincente. Quello che intendo per “conosceremmo la mente di Dio” è che conosceremmo tutto quello che Dio conoscerebbe, se ci fosse un Dio, che non c’è. Io sono ateo”.

Anche se Hawking rifiutava la concezione convenzionale di Dio o di un creatore, fondamentalmente credeva che l’universo e la vita avessero un significato: “Ricordatevi di guardare verso le stelle e non giù verso i vostri piedi. Cercate di dare un senso a ciò che vedete e ponetevi delle domande su ciò che fa esistere l’universo. Siate curiosi. E per quanto la vita possa sembrare difficile, c’è sempre qualcosa che potete fare per farcela”.