E’ scaduto oggi il termine per presentare la documentazione sulle vaccinazioni nelle scuole: lunedì quei certificati decideranno se i minori potranno o meno entrare in classe. I dirigenti scolastici potranno impedire l’accesso alle scuole dell’infanzia ai bambini da 0 a 6 anni non ancora coperti dai dieci vaccini obbligatori, per i quali i genitori non presentino nemmeno prova dell’avvenuta richiesta di appuntamento alla Asl. Le regole sono le medesime in tutte le regioni, ma ci sono differenze nelle procedure, a seconda che la Regione abbia o meno l’anagrafe vaccinale informatizzata.
Sono almeno 30mila i bambini al di sotto dei sei anni a non essere stati vaccinati, secondo le ultime stime: dopodomani non gli verrà negata l’iscrizione a scuola, ma potranno essere ammessi solo quando le famiglie avranno presentato i documenti che attestino o la vaccinazione o la prenotazione della vaccinazione presso una Asl.
Le regole sono quelle previste dalla circolare congiunta emanata il 27 febbraio dai ministeri della Salute e dell’Istruzione, Università e Ricerca, che fissava al 10 marzo il termine della consegna dei documenti.
La circolare parla chiaro: entro oggi, 10 marzo, “i genitori/tutori/affidatari” che per iscrivere i figli a scuola hanno presentato la dichiarazione sostitutiva dovevano “presentare ai servizi educativi per l’infanzia, alle istituzioni del sistema nazionale di istruzione, ai centri di formazione professionale regionale e alle scuole private non paritarie la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie, ossia: copia del libretto delle vaccinazioni timbrato dal competente servizio della ASL o il certificato vaccinale oppure l’attestazione datata rilasciata dal competente servizio della ASL, che indichi se il soggetto sia in regola con le vaccinazioni obbligatorie previste per l’età“. Se la vaccinazione non è ancora stata eseguita ma si è preso un appuntamento con la Asl si può entrare in classe: i genitori in alternativa dovranno “dare prova, con documentazione rilasciata dalla Azienda sanitaria locale, di aver presentato alla medesima Azienda la richiesta di effettuazione delle vaccinazioni e che la somministrazione di queste ultime sia stata fissata successivamente alla predetta data. I genitori/tutori/affidatari sono tenuti, non appena assolto l’obbligo vaccinale, a produrre idonea documentazione comprovante l’avvenuto adempimento“.
“La presentazione, entro il 10 marzo 2018, della documentazione sopra riportata costituisce requisito per continuare a frequentare, fino alla fine dell’anno scolastico o del calendario annuale, i servizi educativi per l’infanzia e le scuole dell’infanzia, ivi incluse quelle private non paritarie“. Se i documenti non sono in regola, i minori non potranno entrare in classe ed i genitori riceveranno “comunicazione formale del dirigente scolastico ovvero del responsabile del servizio educativo, adeguatamente motivata“. “Il minore non in regola con gli adempimenti vaccinali ed escluso dall’accesso ai servizi rimarrà iscritto ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia“, e “sarà nuovamente ammesso ai servizi, successivamente alla presentazione della documentazione richiesta“.
Le Regioni che non hanno l’anagrafe vaccinale informatizzata seguono la procedura standard, per la quale devono essere le famiglie a presentare alla scuola i documenti sulle vaccinazioni. In caso di mancata presentazione la circolare prevede che entro il 20 marzo i dirigenti scolastici contattino le famiglie invitandole a presentare i documenti ed entro il 30 aprile devono informare le Asl. In caso di mancata documentazione l’accesso ad asili nido e scuole materne è vietato finché il minore non verrà vaccinato e la riammissione a scuola avverrà non appena verrà dimostrato di essere in regola.
Per i ragazzi da 7 a 16 anni la mancata vaccinazione può comportare una multa compresa tra 100 e 500 euro.
La procedura semplificata prevede invece che gli istituti scolastici si interfaccino direttamente con la Asl: ciò è possibile solo dove esiste l’anagrafe vaccinale informatizzata (Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Marche, Liguria, Lazio, Valle d’Aosta, Sicilia) e nelle province di Bolzano e Trento.


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