A tutti noi, almeno una volta nella vita, è capitato di aver la cosiddetta acquolina in bocca. Ma di cosa si tratta? Essa non è altro che l’ipersalivazione che si forma nel cavo orale di fronte ad una pietanza dal profumo e/o dall’aspetto invitante. E’ un incremento della produzione di saliva dovuto alla vista, all’odore o anche solo al pensiero di un alimento o di una bevanda che si desidera mangiare. Quando ci alimentiamo, le terminazioni nervose della lingua vengono stimolate e inviano segnali ad altre terminazioni nervose, i centri del gusto situati nel cervello. Questi segnali, portano il messaggio “dolce”, “amaro”, “salato”, “acido” percepito dalle papille gustative ed una volta arrivato alle terminazioni nervose nel cervello questo risponde mettendo in azione le ghiandole produttrici di saliva, cosicché il cibo introdotto in bocca possa iniziare ad essere digerito. Ma questo processo può essere avviato dal cervello anche quando nella bocca non c’è realmente del cibo ed in questo caso si parla di “riflesso condizionato”, cioè dell’associazione di un’immagine o di un profumo con il ricordo del cibo vero e proprio.
Questo meccanismo è stato studiato per la prima volta dal Dott. Ivan P. Pavlov, che condusse esperimenti sugli animali, dimostrando nel lontano 1910 che la produzione di saliva nei cani aumentava puntualmente a mezzogiorno, quando questi sentivano il suono delle campane di Pietroburgo, che preannunciavano il pasto. L’associazione tra lo scampanio e la presentazione del cibo aveva appunto creato un riflesso condizionato: l’acquolina.