Laborplay è uno spin-off composto da psicologi del lavoro provenienti dalla facoltà di psicologia di Firenze, con la quale qualcuno di loro collabora ancora oggi in qualità di ricercatore. Creato sul 2015, riconosciuto dall’università degli Studi di Firenze, si tratta dell’elaborazione di un processo scientifico che prevede la valutazione delle capacità, e in secondo luogo anche della personalità, di possibili candidati, in base al loro modo di giocare ai videogames.
Tutti i ricercatori che lavorano in Laborplay operano nel campo risorse umane, della selezione e della formazione. A fare da filo conduttore a tutti questi settori è proprio il gioco. Quest’ultimo è considerato a pieno titolo come un elemento formativo, che permette una valutazione data proprio sulla base del “come si gioca”. Niente di semplice, però, al contrario di quanto si possa pensare. Valutare con questi criteri comporta un lungo processo di ricerca. Laborplay ha preso in esame oltre 18 mila persone in ambito della selezione personale. “Hanno giocato con noi – spiega Andrea Mancini, psicologo del lavoro e cofounder del gruppo –, abbiamo scomposto i giochi in meccaniche di giochi e li abbiamo collegati ai principali costrutti psicologici. Abbiamo effettuato anche test di personalità e di intelligenza emotiva. Abbiamo preso i principali strumenti che utilizzano le aziende e li abbiamo correlati ai giochi”. Il pregiudizio, legato da sempre all’attività di gioco, è dunque errato e fuorviante: “questa concezione – spiega ancora Mancini – deve essere rivalutata, e il gioco deve essere visto come una vera e propria attività formativa. E’ necessario comprendere che chi gioca sta contemporaneamente imparando qualche cosa“.
“L’analisi – precisa ancora l’esperto – avviene su tre livelli: auto valutazione, tipo di gioco e qualità di punteggio. Un test tradizionale con domande a risposta multipla, costituito da quaranta domande veloci a cui rispondere in 7/8 minuti, permette di ottenere un feedback grazie al quale si potrà valutare come si comporterebbe il candidato in un contesto lavorativo. Ciò che si ottiene è il cosiddetto curriculum dinamico, molto più utile e completo del curriculum tradizionale“.
“Il gioco ti allena, ti forma e il bagaglio formativo aumenta inevitabilmente – conclude Mancini – permettendo di correlare il gioco a diversi comparti della vita quotidiana. Contendersi il posto di lavoro tramite il gioco non è facile: diventa importante come giochi e come ti comporti in un contesto di gruppo“. Il futuro, dunque, è più presente di quanto si possa immaginare e trovare lavoro giocando è diventata una realtà.
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