Salute: gli anticorpi “cattivi” sono un’arma segreta contro i nemici camuffati

Gli anticorpi “cattivi” del sistema immunitario sono anche la sua arma segreta. Un studio condotto dal Garvan Institute of Medical Research di Sidney ha scoperto, per la prima volta, che una popolazione di anticorpi “cattivi” nel sistema immunitario – che di solito sono “silenziati” perche’ possono danneggiare l’organismo – possono essere cruciali nel proteggere l’organismo da microbi invasori.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science, e’ stata condotta sui topi. Gli anticorpi “cattivi” sono noti perche’ reagiscono contro i tessuti del corpo e possono causare malattie autoimmuni. Per questo motivo, una volta si pensava che fossero stati scartati dal sistema immunitario o che fossero stati resi inattivi.

Tuttavia, le nuove scoperte mostrano per la prima volta che gli anticorpi “cattivi” passano attraverso un rapido processo di “redenzione” e vengono attivati quando il corpo si trova di fronte a una minaccia che altri anticorpi non possono affrontare. Di conseguenza, gli anticorpi “redenti” non minacciano piu’ il corpo, ma diventano invece potenti armi per combattere le malattie e, in particolare, le malattie che sfuggono al sistema immunitario camuffandosi per assomigliare a del normale tessuto del corpo.

Secondo i ricercatori, queste nuove scoperte cambiano radicalmente la nostra comprensione di come il sistema immunitario ci protegge. “Una volta pensavamo che gli anticorpi cattivi venivano scartati dal corpo – come mele marce – e nessuno aveva idea che si potesse rendere buono un anticorpo cattivo”, hanno detto i ricercatori.

“Da queste nuove scoperte, ora sappiamo che ogni anticorpo e’ prezioso quando si tratta di combattere i microbi invasori – e questa nuova comprensione significa che gli anticorpi ‘cattivi’ sono una risorsa preziosa per lo sviluppo di vaccini contro l’HIV e contro altre malattie che si camuffano nel corpo”, hanno aggiunto. Lo studio e’ stato reso possibile grazie al sostegno della The Bill e Patricia Ritchie Foundation, e attraverso il finanziamento del National Health and Medical Research Council (Australia).