La sedentarietà si ripercuote sul corretto funzionamento del cervello

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Uno stile di vita sedentario è caratterizzato dallo stare seduti, leggere, guardare la televisione e usare il computer per buona parte del giorno. Queste abitudini sono più frequenti nei paesi sviluppati e in via di sviluppo, e posso essere la causa di patologie più o meno gravi (malattie cardiovascolari e metaboliche) nella popolazione con costi altissimi per i servizi sanitari. La vita sedentaria espone a un rischio maggiore di morte prematura, rendendo il fisico più vulnerabile a una serie di patologie croniche degenerative. Secondo le linee guida del Ministero della Salute, per attività fisica si intende ogni movimento corporeo prodotto dai muscoli scheletrici che comporti un dispendio energetico: in questo sono incluse le attività effettuate lavorando, giocando, dedicandosi alle faccende domestiche, viaggiando e impegnandosi in attività ricreative. A questo proposito, l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda:

  • 60 minuti al giorno di attività fisica di intensità da moderata a vigorosa per bambini e ragazzi fino a 18 anni;
  • 150 minuti a settimana per gli adulti.

Trascorrere troppo tempo seduti, può avere degli effetti negativi che si ripercuotono anche sul corretto funzionamento del cervello. Secondo una ricerca, che ha interessato 35 volontari di cui 25 donne e 10 uomini, di età compresa tra i 45 e i 75 anni, monitorando l’attività fisica svolta dai candidati e confrontando tali dati con il tempo trascorso da ognuno seduto in casa, si è poi passati a risonanze magnetiche per controllare lo spessore del lobo temporale mediale (MTL), ossia quell’area del cervello adibita al funzionamento della memoria. Si è riscontrato che i candidati che trascorrevano seduti da 3 a 7 ore giornaliere presentavano il lobo temporale mediale più sottile, la sua dimensione era in generale inversamente proporzionale al tempo trascorso in quella posizione. Questo fattore, come sottolineano i ricercatori, non è di poca importanza, visto che a lungo andare si possono avere ripercussioni che vanno ad incidere sulla corretta formazione dei ricordi. Quindi passare 7-8 ore al giorno trascorse senza muoversi dalla sedia sono già rischiose per la salute, oltrepassando le 10 ore giornaliere di inattività il soggetto è sottoposto al rischio di problemi cardiaci. L’inattività fisica, secondo l’Oms, rappresenta il quarto più importante fattore di rischio di mortalità: oltre 3 milioni di persone muoiono ogni anno a causa dell’inattività fisica. Le conseguenze, tuttavia, possono essere anche altre, meno gravi ma comunque debilitanti: questo stile di vita poco rispettoso delle esigenze del corpo può determinare infatti un calo dell’umore, stati di depressione, un invecchiamento precoce.