Viaggi & Turismo: alla scoperta del Mustang, una delle zone più affascinanti di tutta l’Himalaya

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Mustang, Regno di Lo, Ultimo Tibet: tre nomi per indicare una terra incastonata fra Tibet e Nepal, cinta a sud dagli imponenti massicci del Dhaulagiri e dell’Annapurna e delimitata a nord, est e ovest dalle montagne e dagli altopiani tibetani. Un territorio aspro, solo marginalmente sfiorato dalla modernità, una terra di leggende e miti, monaci e città fortificate, dove fioriscono interi campi di rododendri rosa e si conduce uno stile di vita che, nel resto del Nepal, è ormai in via di sparizione.

Kagbeni, la porta d’accesso a Regno Proibito e tappa importante sulla Via del Sale, è un villaggio medievale, una cittadina fortificata costruita interamente in mattoni di fango che langue sul fondo di una valle da cui si gode uno scenografico panorama sulle montagne circostanti. L’unica macchia di colore, che spicca nel grigio delle case, è il monastero rosso: un cuore pulsante di spiritualità e antichi riti.

Attraverso il Taklam Pass si raggiunge Syanbochen, dove si apre una sorta di ampio deserto d’alta quota, surreale e maestoso, e le rocce assumono i colori più disparati, dal grigio al bianco, passando per tutte le tonalità di rosso e ocra. Il panorama è indimenticabile: da un lato il fiume che scorre nella valle, fra pareti di roccia erose dal vento, ha scavato un canyon profondo, dall’altro lato colline biancastre, tondeggianti e morbide, che si stagliano contro il ceruleo del cielo.

Al termine della strada che si snoda fra le colline, Tsarang, uno dei luoghi più religiosi dell’interno Mustang, un villaggio dominato da una fortezza e da un monastero buddhista, rigorosamente dipinto di rosso, bianco e grigio: tutto sembra quasi in stato di semi abbandono, ma, varcando le soglie di ingresso della fortezza, si rimane travolti dalla bellezza degli affreschi che decorano le pareti.

Procedendo con l’esplorazione delle stanze dell’edificio, si incontrano antiche statue, reliquie e documenti, fra cui uno spettacolare libro sacro tibetano in oro, ed è impossibile non rimanere impressionati da un tale spettacolo: la bellezza degli affreschi e dei tesori custoditi nei templi e negli edifici più importanti di questi villaggi sperduti fra le montagne avevano colpito e sorpreso anche lo scrittore Tiziano Terzani, che aveva ribattezzato questa parte di Mustang “la Cappella Sistina d’Oriente”.

Ma la perla del Regno di Lo è sicuramente Lo Manthang, l’antica capitale circondata da alte mura intonacate e presidiate da 14 torri. All’interno della cinta, numerosi complessi monastici dove sono conservate reliquie, statue del Buddha, affreschi variopinti e meravigliose opere d’arte, e dove i giovani monaci, avvolti nei caratteristici drappi rossi e arancioni, studiano e pregano: le bandierine di preghiera sventolano ovunque, danzando nel vento e spandendo nell’aria fili colorati.

A Lo Manthang si trova anche l’antico palazzo reale, costruito in legno e fango: il re e la consorte, che non hanno più un ruolo politico ufficiale, ma sono amati e rispettati dalla comunità locale, accolgono volentieri i viaggiatori offrendo loro una tazza di tè fumante. Nessuna cerimonia ufficiale né abiti eleganti, ma solo autentico calore umano e un sorriso amichevole: il miglior biglietto da visita per il Regno perduto fra le nuvole.

Viaggiaconcarlo, specializzato in viaggi in Himalaya, propone un trekking di difficoltà media, adatto anche agli escursionisti non esperti ma allenati, che richiede discrete capacità di adattamento: un viaggio attraverso il Mustang, un angolo di Nepal che somiglia molto, per cultura e tradizioni, al vicino Tibet, un territorio autentico e selvaggio, da scoprire passo dopo passo. Al termine dei 12 giorni di trekking, sono d’obbligo le visite a Pokhara, la città dei laghi, a Bhaktapur, città di templi maestosi e importante centro religioso induista, e Kathmandu, la capitale del paese, da sempre centro della storia, dell’arte e della cultura nepalese.