Alluvione di Sarno: tra il 5 ed il 6 Maggio del 1998 una delle più gravi tragedie italiane, “fondamentale il ruolo della geomorfologia”

Ben 2 milioni di metri cubi di fango, terreno si staccarono dalle pendici del Monte Pizzo d’Alvano travolgendo Sarno, Quindici, Siano, Bracigliano, San Felice a Cancello. Tra il 5 ed il 6 Maggio del 1998 si consumò così una delle più gravi tragedie italiane con ben 160 vite spezzate, ben 137 morti nella sola Sarno, 11 a Quindici e 5 a Siano. Episcopio, frazione di Sarno, fu letteralmente rasa al suolo.

Ricordo che nelle ore successive sorvolai in elicottero l’intera area per individuare le frane. Vent’anni dopo la tragedia del 5 maggio 1998 a Sarno ed in altri comuni in Campania – ha dichiarato il geologo Micla Pennetta, geomorfologa, docente dell’Università Federico II di Napoli – si è attuata un’intensa pianificazione territoriale di prevenzione anche grazie all’attività delle Autorità di bacino regionali che hanno presidiato il territorio ed hanno evitato interventi edilizi e infrastrutturali poco rispettosi dei delicati equilibri del territorio. Inoltre, il Commissariato di Governo, istituito all’epoca per superare l’Emergenza Idrogeologica, ha realizzato diversi interventi importanti a Sarno, Siano, Bracigliano, San Felice a Cancello, Quindici, Moschiano e altri interventi rilevanti sono stati realizzati con fondi sia Statali che Regionali in tutta la Campania.
Va tuttavia attuata la verifica ma soprattutto la manutenzione di tali opere, allo stato attuale carente, affinché prosegua la loro efficacia nel tempo. La difesa dagli eventi catastrofici e del territorio va attuata attraverso azioni e attenzioni continue, altrimenti si rischia addirittura di ingenerare una peggiorativa e falsa percezione di sicurezza”.
La professoressa Micla Pennetta è referente per la Campania, dell’Associazione Italiana di Geomorfologia (AIGeo).

L’intervento dei geomorfologi, già nelle immediate ore dopo la tragedia, fu molto importante nell’individuazione delle frane.

Fondamentali sono state le attività svolte da parte dei geomorfologi ed il ruolo della geomorfologia nella gestione scientifica dell’Emergenza Sarno e delle attività di Pianificazione delle Pericolosità Geomorfologiche di area vasta da esse derivate – ha dichiarato il geologo, Gilberto Pambianchi, Presidente Nazionale dei Geomorfologi Italiani, docente Università di Cmaerino – e rilevante è stato il contributo della comunità scientifica geomorfologica per la risoluzione della programmazione degli interventi strutturali e delle misure non strutturali (vedi Presidio Territoriale) di mitigazione del rischio idrogeologico.
Le esperienze maturate in Campania, dopo Sarno e successivamente nelle altre regioni hanno fornito la base per una sostanziale rivisitazione delle Linee Guida per la Cartografia Geomorfologica, soprattutto nella prospettiva applicativa, attraverso una intesa istituzionale tra AIGeo, ISPRA e CNGeologi ed il coinvolgimento di gruppi di lavoro specialistici di tutte le sedi universitarie italiane. L’auspicio è che nella fase di sperimentazione e calibrazione della nuova cartografia geomorfologica “ad oggetti”, possano essere intensificate le occasioni di confronto interdisciplinari a servizio della comunità nazionale, anche attraverso una capillare disseminazione alla comunità professionale ed ai funzionari degli enti pubblici competenti”.

Dopo 20 anni, per non dimenticare le vittime e per non dimenticare che il territorio va sempre curato, l’Associazione italiana di Geografia Fisica e Geomorfologia (AIGeo) sottolinea con forza il ruolo della Geomorfologia come strumento fondamentale di conoscenza e prevenzione.

Infine plaudo, in un contesto di un’ampia e giusta divulgazione scientifica, all’iniziativa dell’ AIGA (Associazione italiana di Geologia applicata e ambientale) di Salerno – ha concluso Pambianchi – al quale parteciperà il collega geomorfologo Domenico Guida dell’Università di Salerno che ha svolto, durante e dopo la tragedia, un grande lavoro scientifico insieme a geomorfologi afferenti ad altre sedi universitarie, centri di ricerca ed al Servizio Geologico (attualmente ISPRA)”.