L’aorta è il più importante vaso del corpo umano. Riceve il sangue ricco di ossigeno dal cuore e, ramificandosi, lo distribuisce a organi e tessuti attraverso le arterie. Per aneurisma dell’aorta, che ha ben 27 mila casi ogni anno, si intende una dilatazione progressiva ed irreversibile che influisce sulla struttura dell’arteria, indebolendola fino, in taluni casi, a romperla.Tra i fattori di rischio: invecchiamento, ipertensione, aterosclerosi, fumo di sigaretta, malattie genetiche del tessuto connettivo, aortite ecc.
La diagnosi, oltre che sull’esame obiettivo, si basa su test radiologici, quindi: ecografia addominale, eco cardiogramma, TAC del comparto toraco-addominale. Spesso l’aneurisma avviene in modo asintomatico, sino alla rottura. In alcuni casi si avverte la sensazione di pulsazione a livello addominale, dolore profondo alla schiena o al fianco, fastidio addominale costante che può durare per ore o giorni.
In caso di rottura si hanno: un dolore forte e improvviso alla parte bassa dell’addome e alla schiena, nausea, vomito, costipazione, problemi di minzione, sudorazione, giramenti di testa e accelerazioni del battito cardiaco in posizione eretta, associati a dolore alla mascella, a collo, schiena o petto, tosse e raucedine, fiato corto e difficoltà di respirazione e deglutizione.
Come si interviene? In caso di aneurisma aortico che non raggiunge dimensioni a rischio, ossia minore di 5/5,5 cm, è necessario ridurre al massimo i fattori di rischio, quindi: controllare la pressione, smettere di fumare, tenere sotto controllo le patologie cardiovascolari ecc. Nelle forme che superano i 5,5 cm, si adotta un trattamento preventivo, ricordandosi che l’indicazione all’intervento va valutata in relazione ad altri fattori (condizioni generali del paziente, velocità di accrescimento, caratteristiche della parete aortica ecc). Nella maggior parte dei casi, il trattamento è di tipo endo-vascolare, inserendo per via arteriosa un’endoprotesi nell’aorta, in modo da escludere l’aneurisma dal flusso sanguigno, evitandone la rottura. Se questo trattamento non è possibile, si opta per la chirurgia tradizionale, sostituendo l’aorta con una protesi sintetica.


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