Autismo, un test agli occhi per predirlo: “Siamo lontani da una simile prospettiva”

“Potrebbe essere importante disporre in futuro di un test predittivo per facilitare e anticipare la diagnosi di disturbo dello spettro autistico semplice come un esame delle pupille, ma al momento siamo lontani da una simile prospettiva e comunque anche le possibili ricadute cliniche di cio’ restano al momento incerte.” Lo spiega all’Ansa Paolo Mariotti della UOC di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico Gemelli di Roma commentando lo studio dell’Universita’ di Uppsala che mostra come un ‘test del riflesso della pupilla’ (cioe’ quanto la pupilla respinge la luce che riceve) nel neonato sembra utile a predire il rischio di quel bambino di ammalarsi di autismo in futuro.

Lo studio e’ interessante, spiega Mariotti, perche’ “alterazioni del riflesso pupillare possono essere indice delle anomalie sensoriali che piu’ volte sono state chiamate in causa per spiegare l’origine dell’autismo. Cio’ nondimeno – sottolinea l’esperto – l’eccessiva restrizione delle pupille per effetto della luce potrebbe dipendere anche da altri motivi quindi questo studio va considerato con cautela”.

Inoltre va considerato che un test predittivo potrebbe essere proposto ragionevolmente solo alle famiglie gia’ interessate dalla malattia e quindi a rischio di avere un altro figlio autistico.

E ancora, un simile test potrebbe non cambiare il decorso della malattia, specie nei casi piu’ gravi dove anche interventi molto precoci sul bambino possono non essere risolutivi nel ridurre il ritardo di sviluppo, ad esempio del linguaggio, aggiunge; bisogna infine considerare che un simile test potrebbe portare ‘schiere’ di bambini sani all’osservazione del neuropsichiatra col rischio di togliere spazio e penalizzare i bambini che gia’ hanno una diagnosi di autismo e che quindi necessitano prioritariamente di terapie riabilitative.

Oggi sono tanti gli scienziati che in tutto il mondo cercano di sviluppare un test di diagnosi pre-sintomatica della sindrome dello spettro autistico, conclude Mariotti, ma siamo ancora lontani dal raggiungimento di questo traguardo, dalle implicazioni cliniche, peraltro, al momento non del tutto chiare.