Chirurgia, gli esperti: “Fratture e protesi di spalla in aumento”

Nei prossimi 15-20 anni le fratture dell’estremo prossimale dell’omero raggiungeranno in Italia un peso socio-sanitario pari a quelle del collo del femore.

E’ quanto emerge dai lavori del 49.esimo Congresso degli ortopedici e traumatologi ospedalieri d’Italia (Otodi) in corso a Verona. Queste gravi lesioni rappresentano circa il 10% di tutte le fratture e hanno un’incidenza di 105 casi su 100.000 persone l’anno.

Lo scorso anno gli interventi di protesi alla spalla in Italia sono stati poco più di seimila. Inoltre le donne si operano di più degli uomini e in età più avanzata, anche se per entrambi i sessi il picco si ha nella fascia 65-74 anni.

“Le fratture del collo e della testa dell’omero – spiega Paolo Esopi, presidente del Congresso e direttore dell’unità operativa di ortopedia e traumatologia all’ospedale di Dolo (Venezia) – sono caratteristiche dell’età senile a cui si associa, specie nella donna, un grado importante di osteoporosi. Esistono differenti pareri riguardo alla migliore opzione di trattamento per questi pazienti, che può? variare dal trattamento conservativo, alla fissazione interna, fino alla sostituzione protesica”.

Si tratta di lesioni che “rappresentano una sfida per il chirurgo e per questo il congresso ha dedicato una sub sessione che si chiama ‘Il dilemma del mattino’. Infatti – prosegue l’ortopedico – bisogna decidere il trattamento migliore per ogni singola persona e questo riguarda alcune variabili assolutamente soggettive e personali, come la richiesta funzionale, che è anche determinata dal grado di attività del paziente prima del trauma”.

Cruciale è un dialogo attento con il paziente. “Sono profondamente convinto – sottolinea Esopi – che non esista la malasanità, ma solo la carenza di informazione, che spesso è figlia degli organici carenti, dell’enorme mole di lavoro degli ospedali pubblici e quindi non sempre si riesce a trattare il paziente/persona in maniera olistica”.

Nel corso dell’incontro si è parlato anche delle fratture della clavicola e delle lussazioni acromion-claveari. Questi traumi sono dovuti, ad esempio, alla caduta sulla parte laterale della spalla. “Sono nella stragrande percentuale dei casi appannaggio di traumi derivati da sport di contatto, come ciclismo, sci, motociclismo, ippica, rugby. Le lussazioni acromion-claveari – conclude l’ortopedico – rappresentano circa il 40% degli infortuni degli sport da contatto. Un’altra lesione derivata da questo tipo di sport è la frattura della clavicola, che rappresenta il 4% di tutte le fratture e il 35% delle fratture del cingolo scapolare. Solo il 6% delle fratture della clavicola viene operato”.