Ebola: 58 casi in Congo, 27 i morti

Salgono a quota 58 i casi di malattia da virus Ebola, compresi 27 morti, segnalati nella Repubblica democratica del Congo, alle prese con il nono focolaio registrato nel Paese negli ultimi 4 decenni. Il totale dei casi comprende 28 confermati, 21 probabili e 9 sospetti.

A fare il punto sull’evoluzione del contagio è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), impegnata in questi giorni a Ginevra con la 71esima World Health Assembly. Proprio in questo contesto si è svolto oggi un briefing per i delegati dell’Assemblea sull’epidemia di Ebola in Congo, dichiarata dal ministero della Sanità locale l’8 maggio 2018.

I contagi, ricordano gli esperti Oms, sono concentrati in tre diverse zone sanitarie della provincia dell’Equatore nel Nord-Ovest del Paese: Bikoro (29 casi, di cui 10 confermati e 19 probabili), Iboko (22 casi di cui 14 confermati, 2 probabili e 6 sospetti) e Wangata (7 casi di cui 4 confermati e 3 sospetti). Fra i contagiati anche 3 operatori sanitari.

L’Oms segnala inoltre che dei 4 casi confermati a Wangata, zona sanitaria di Mbandaka, città di quasi 1,2 milioni di persone, due hanno un legame epidemiologico con un caso probabile di Bikoro, di aprile 2018. Fra le azioni messe in campo la ricerca dei contatti dei pazienti infetti: oltre 600 sono stati identificati, riferisce l’agenzia Onu per la sanità, e vengono monitorati.

Le informazioni sull’entità dell’epidemia, sottolineano gli esperti Oms, sono ancora limitate e le indagini sono in corso. Il caso confermato a Mbandaka, un grande centro urbano snodo delle principali vie fluviali, stradali e aeree nazionali e internazionali, aumenta il rischio di diffusione all’interno della Repubblica democratica del Congo e nei paesi limitrofi.

L’Oms ha quindi rivisto la valutazione del rischio per la Salute pubblica come molto alto a livello nazionale e alto a livello regionale. Tanto che 9 Paesi confinanti, tra cui Congo-Brazzaville e Repubblica centrafricana, sono stati avvisati dell’alto rischio di diffusione e sono in corso attività di preparazione.

Ma, precisa l’Oms, “a livello globale il rischio attualmente rimane basso”. La valutazione viene comunque costantemente riesaminata sulla base delle nuove informazioni che arrivano. Il Comitato di emergenza convocato dal direttore generale dell’Oms venerdì scorso ha ritenuto che le condizioni per dichiarare un’Emergenza di Salute pubblica di interesse internazionale non fossero state soddisfatte al momento.

E alla luce di quel parere, l’Oms continua a sconsigliare l’applicazione di eventuali restrizioni di viaggio o commerciali e quindi non sono in atto misure di questo tipo sul traffico internazionale. Sebbene il Comitato di emergenza abbia comunque avvertito sulla necessità di una forte risposta all’epidemia, senza la quale la situazione rischia di peggiorare. Fra i punti ritenuti di grande importanza gli screening in uscita (non al momento in ingresso), sia negli aeroporti che nei porti del fiume Congo.

Il 21 maggio, intanto, è stato avviato il programma di vaccinazione ‘ad anello’ nelle aree colpite (8.640 le dosi di rVSV?G-ZEBOV inviate da Merck di cui 7.540 già disponibili nella Repubblica democratica del Congo, e altre 8 mila in arrivo nei prossimi giorni), e l’Oms continua a rafforzare la sorveglianza e le attività per rintracciare i contratti.

E’ stata ripristinata una linea telefonica per assistere nella rilevazione di nuove infezioni e organizzato un sistema di allerta con Msf a Wangata. Ed è in campo anche il Servizio aereo umanitario delle Nazioni Unite (Unhas) per il trasporto giornaliero tra Mbandaka e Bikoro. Ad Iboko, una pista di atterraggio è stata ripulita per far atterrare gli elicotteri.

Si lavora anche per sensibilizzare le comunità locali sull’identificazione precoce di segni e sintomi di Ebola e per sepolture sicure. Se l’epidemia dovesse espandersi in modo significativo o se si verificasse una diffusione internazionale, annuncia l’Oms, il Comitato di emergenza sarà riconvocato.