Ad oggi, il fatturato della space economy, economia che si genera dalle attività spaziali, è aumentato “a livello globale a 350 miliardi di dollari, di cui il 70% è trainato dai crescenti servizi dallo spazio, mentre il restante 30% è rappresentato dalla manifattura“, ma “questa consistente fetta di mercato, in costante sviluppo, è ancora poco analizzata“: lo spiega all’AdnKronos l’economista Andrea Sommariva in riferimento agli scenari della space economy che andrà ad analizzare il nuovo See Lab della Bocconi di cui è alla guida.
See Lab, che sarà presentato ufficialmente a giugno, “al momento è strutturato come un think tank e stiamo costruendo una piattaforma basata su Sda Bocconi, che ha grossa competenza in economia, e con diverse istituzioni nazionali che portano all’interno del lab competenze tecniche sulle attività spaziali“. In tal modo l’Italia si dota, prima in Europa, “del secondo centro al mondo di ricerche sulla space economy, dopo quello fondato nella Silicon Valley dall’organizzazione Singularity University“.
Lo spazio “rappresenta un comparto di grande valenza economica, l’entrata in campo di aziende private ha fatto il resto“. Si stia “concretizzando l’esigenza di accedere a nuove risorse naturali, materiali diventati rari sul nostro pianeta e che si trovano su Luna e asteroidi“, quindi “il perimetro delle attività spaziali e dei loro obiettivi si sta allargando, si sta andando oltre l’esplorazione scientifica dello spazio“: ecco perché See Lab “farà molta ricerca” per mettere a fuoco e delineare “la nuova economia dello spazio“. Tutto nasce “da un’idea visionaria di Giovanni Bignami“, scienziato, astrofisico ed ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana e dell’Inaf, scomparso improvvisamente a maggio 2017, che “aveva capito bene il ruolo che avrebbe assunto la space economy, ne anticipava la portata“.


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?