Parto in acqua più sicuro: la app WaterBirth aiuta medici e ostetriche

I Paesi anglosassoni e quelli del Nord Europa sono quelli con le percentuali più elevate di donne che scelgono il parto in acqua e anche in Italia il fenomeno è in crescita. Ma è sempre possibile questa modalità di parto? La risposta è no. Ed ecco spiegati i motivi. La regola fondamentale per poter partorire in acqua è che la gravidanza sia andata bene fino all’ultimo momento. Non deve quindi esserci nessuna complicanza, come ad esempio sofferenza fetale (irregolarità del battito cardiaco oppure rottura delle membrane con acque tinte), e le condizioni della mamma devono essere ottimali. Niente pressione alta, gestosi oppure diabete, ad esempio. Inoltre, il bambino non deve essere in posizione podalica (situazione in cui in genere si predilige il cesareo) e anche in caso di gemelli o di bimbo pretermine questo tipo di parto non è consigliabile. Anche un andamento irregolare del travaglio potrebbe rendere impossibile procedere al parto in acqua. Per garantire la massima tranquillità alla mamma e al piccolo in caso di parto in acqua ora c’è uno strumento in più. Si chiama WaterBirth ed è una nuova app iOS, realizzata da Pharma Mum Italia (www.pharmamum.it), che si candida a rivoluzionare questa modalità di partorire. E un primo studio scientifico ha già dato una conferma in tal senso. La ricerca aveva come obiettivo quello di valutare le differenze nella frequenza cardiaca delle donne che partoriscono in acqua e di quelle che invece hanno un parto tradizionale. L’équipe dell’Unità operativa di Ostetricia e ginecologia dell’Arnas-Civico di Palermo ha preso in esame 120 partorienti: di queste, 81 hanno avuto travaglio o parto in acqua, 39 fuori dalla vasca. Ed è qui che è entrata in gioco WaterBirth. Le gestanti indossavano uno smartwatch sul quale hanno indicato, con un semplice tocco sul dispositivo, l’inizio e la fine di ogni contrazione e anche la sua intensità (lieve, media o severa). Al contempo, WaterBirth ha registrato la frequenza cardiaca delle donne per valutarne l’andamento ed eventuali cambiamenti. Tutti i dati (frequenza, intensità e durata delle contrazioni e battito cardiaco) sono stati osservati in tempo reale dal ginecologo e dall’ostetrica su uno smartphone collegato allo smartwatch. In tutte le rilevazioni la frequenza cardiaca delle donne che hanno avuto travaglio o parto in acqua era più bassa rispetto a quelle che invece non lo hanno fatto. L’acqua calda dona relax e riduce il dolore perché le endorfine ritardano la percezione dolorosa a livello cerebrale. La diminuzione del dolore comporta anche una diminuzione della frequenza cardiaca. Le tecnologie impiegate nello studio hanno permesso di misurare nella vasca del parto in acqua, oltre ai parametri rilevati con il tradizionale cardiotocografo, anche la frequenza cardiaca della donna che partorisce in acqua. “La nostra azienda fa delle tecnologie uno dei suoi punti di forza più importanti – spiegano da Pharma Mum Italia –, sia nella scelta delle materie prime dei suoi prodotti, sia negli strumenti creati ad hoc per venire incontro alle esigenze delle donne in gravidanza e dei medici. WaterBirth è un esempio lampante della mission di Pharma Mum Italia. Sfruttando dispositivi moderni, la app garantisce sicurezza e benessere alla partoriente e dà al personale medico e ostetrico la possibilità di controllare ogni istante del parto in maniera non invasiva, ma efficace. Dopo lo studio all’Arnas-Civico, WaterBirth è stata pubblicata sull’App Store e per noi è motivo di grande orgoglio perché sappiamo di aver creato uno strumento che può essere molto utile”.