“Un padre che fa una cosa di questo genere, del tutto involontariamente, ha la mente sovra-affollata e sovra-stressata da una serie di pensieri che lui sottovaluta e che ignora. Un genitore sottoposto a una condizione di stress e preoccupazione, che ha pensieri forti e importanti, sicuramente conflittuali, viene portato a costruire una apparente normalità, andando in ufficio e chiudendo la portiera della macchina, che scotomizza il fatto di avere la bambina”.
Così Massimo Di Giannantonio, presidente del Collegio degli ordinari di Psichiatria e docente dell’Università di Chieti-Pescara, commenta il caso della bambina di un anno morta in auto dopo che il padre l’aveva lasciata nel parcheggio dello stabilimento dove lavora, a San Piero a Grado, comune limitrofo a Pisa.
“Chiaramente – dice l’esperto all’Adnkronos Salute – si tratta di dimensioni psichiche che hanno a che fare con la fissione e la rimozione. Ci si chiede perché possa avvenire tutto questo: perché sicuramente nella vita psichica di un uomo, il ruolo paterno può essere vissuto con una grande ambiguità, complessità, de-responsabilità. Sarebbe importante andare a esaminare l’infanzia, i traumi, la forclusione della maturità, della paternità, della genitorialità di questo padre, il quale potrebbe essere vittima di una totale inconsapevolezza di avere una parte estremamente conflittuale verso il ruolo paterno e verso il proprio sé-bambino”.
“Insomma – sottolinea Di Giannantonio – quello che noi vediamo potrebbe essere il drammatico risultato di un terribile conflitto inconscio e del tutto inconsapevole, tra l’essere padre e l’essere figlio, adulto e infante, responsabile e completamente dipendente da altro”. Secondo l’esperto sia uomini che donne possono cadere in un errore fatale del genere, “dipende dal neurosviluppo e dalla storia individuale e familiare di ciascuno di noi, e se ci sono conflitti profondi e inconsapevoli”.
