Fumo, l’esperto: “Per i fumatori incalliti servono alternative praticabili”

Smettere completamente di fumare è sempre la scelta migliore, ma non sempre attuabile. “Per ‘lo zoccolo duro’ dei fumatori incalliti serve un aiuto basato su alternative ‘ricevibili’ che possono basarsi anche sulla riduzione del rischio: insomma anche una dipendenza con minore impatto sulla salute è meglio che continuare a fumare tabacco”.

Lo spiega all’Adnkronos Salute Fabio Beatrice, direttore di Otorinolarigoiatria e del Centro anti-fumo dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, autore del libro “Senti chi fuma”, una raccolta di storie di persone che fumano o che fumavano.

L’esperto ricorda che “la proposta di cessazione del fumo è sempre quella migliore. Quando però vedi che il paziente non riesce ad andare oltre una certa riduzione del numero di sigarette, se lo abbandoni lui torna ai consumi iniziali. Piuttosto che abbandonarlo, allora conviene proporgli una soluzione alternativa, introducendo una politica di riduzione del rischio, e cercando di orientare il paziente al fumo elettronico. È lo stesso discorso che si applica nel cibo: invece di mangiare una cotoletta alla milanese di mezzo chilo fritta nello strutto, ne mangi una di cento grammi fritta nell’olio d’oliva o un petto di pollo bollito”.

I fumatori in Italia sono circa 12 milioni. Un numero che, come indicano i dati 2018, non scende. Gli italiani che riescono a smettere, dopo esser passati per un centro antifumo, son solo circa 7 mila l’anno, pari allo 0,06%. E le morti si aggirano ancora intorno alle 80 mila ogni anno.

“Gli oltre 360 centri anti-fumo – precisa Beatrice – riescono a far smettere la metà delle persone che bussano alle loro porte. Evidentemente bisogna rivedere questa esperienza. Dobbiamo cercare di ascoltare i fumatori che pure hanno nella testa la voglia di smettere, ma non ci riescono. Dobbiamo offrire loro mezzi accettabili, anche attraverso una dipendenza meno pericolosa. E’ questa la strada da percorrere”.

Le storie raccolte nel libro confermano che l’approccio deve essere tagliato su misura, come un abito fatto a mano. “Da una attenta analisi delle risposte ai questionari, emerge un orientamento netto verso la cosiddetta ‘riduzione del rischio’ che preme dal basso – spiega Beatrice – i fumatori, in mancanza di risposte efficaci, tendono a organizzarsi verso comportamenti e prodotti che diminuiscono i rischi per la salute propria e di chi sta loro vicino. Ridurre il danno non vuol dire solo smettere, che resta l’obiettivo principale da proporre ad un fumatore – sottolinea – ma assecondare l’uso di prodotti del tabacco in qualche modo meno nocivi in quelli che non vogliono o non possono superare la dipendenza”.

“Una volta si suggeriva ai fumatori incalliti di provare a fumare la pipa al posto delle sigarette. In altri casi si assecondava una riduzione delle sigarette fumate o un minor contenuto di nicotina. Ad oggi il 67,8% dei fumatori ha provato la sigaretta elettronica, l’1,4% ha sperimentato il fumo ‘freddo’ e 1,3 milioni alternerebbero le varie fonti, acquisendo lo status di fumatori ‘duali'”, prosegue.

Molti fumatori – specialmente tra il gruppo dei ‘forti’ con più di 20 sigarette al giorno (28,5%) o i ‘reticenti’ che resistono agli approcci antifumo – ricercano modalità di consumo diverse, siano appunto sigarette elettroniche con liquidi contenenti aromi e nicotina o fumo ‘freddo’ in cui uno stick di tabacco viene vaporizzato ad una temperatura inferiore a 400 gradi eliminando il problema della combustione.